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	<title>Big Tech Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 Nov 2025 09:20:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Big Tech Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Europa 6GHz: la battaglia nascosta tra Telco e Big Tech che deciderà il futuro del 6G</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/europa-6ghz-guerra-telco-big-tech-futuro-6g/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 09:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[6G]]></category>
		<category><![CDATA[6GHz]]></category>
		<category><![CDATA[Big Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Telco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/6G.jpg" type="image/jpeg" />Bruxelles si prepara a ridisegnare la mappa dello spettro radio: gli operatori telefonici conquistano la parte più ampia della banda 6GHz, mentre i giganti del digitale promettono battaglia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/europa-6ghz-guerra-telco-big-tech-futuro-6g/">Europa 6GHz: la battaglia nascosta tra Telco e Big Tech che deciderà il futuro del 6G</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/6G.jpg" type="image/jpeg" />
<p>La decisione dell’UE di destinare 540 MHz della banda 6GHz alle telco apre un fronte geopolitico e industriale che coinvolge Deutsche Telekom, Vodafone, TIM e Orange da un lato, e Amazon, Apple, Meta e Microsoft dall’altro. Una scelta che influenzerà il posizionamento europeo nella corsa al 6G.</p>



<p>L’Europa ha iniziato a muovere una delle pedine più delicate sulla scacchiera delle telecomunicazioni globali: l’assegnazione della banda superiore dei 6GHz, considerata la risorsa più preziosa per le reti di prossima generazione. Dopo mesi di pressioni, valutazioni tecniche e negoziati, un parere cruciale del <strong>Radio Spectrum Policy Group (RSPG)</strong> ha spinto il continente verso una direzione chiara: <strong>540 MHz della banda 6GHz saranno destinati agli operatori mobili</strong>.</p>



<p>La decisione, dietro la quale si intravedono tensioni mai realmente sopite tra industria telco e Big Tech, dà forma a un equilibrio instabile destinato a influenzare gli investimenti, le infrastrutture e la leadership tecnologica dell’Unione Europea nel prossimo decennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-una-risorsa-scarsa-che-vale-oro-perche-la-banda-6ghz-e-cosi-contesa">Una risorsa scarsa che vale oro: perché la banda 6GHz è così contesa</h2>



<p>La banda superiore dei 6GHz non è una frequenza qualsiasi. È <strong>l’ultimo grande blocco di spettro mid-band di qualità elevata</strong> ancora disponibile. La sua importanza non deriva soltanto dalla capacità di trasportare dati in modo efficiente, ma dalla sua posizione strategica: è sufficientemente ampia per sostenere servizi avanzati, ma abbastanza stabile da garantire coperture omogenee.</p>



<p>Per gli <strong>operatori mobili</strong>, quella banda è un pilastro della strategia 6G: senza accesso prioritario, l’Europa rischia di rimanere indietro rispetto a Stati Uniti, Corea del Sud e Canada, che hanno già messo in sicurezza parti significative del 6GHz per il Wi-Fi.</p>



<p>Per le <strong>Big Tech</strong>, invece, quei MHz sono la linfa vitale dei futuri servizi digitali: realtà aumentata, casa connessa, IoT domestico, dispositivi indossabili di nuova generazione. Tutto ciò richiede un Wi-Fi più ampio, più stabile e meno affollato.</p>



<p>Quando due industrie strategiche reclamano la stessa risorsa, il compromesso diventa inevitabile, ma anche estremamente fragile.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-telco-vs-big-tech-un-conflitto-industriale-che-supera-i-confini-europei">Telco vs Big Tech: un conflitto industriale che supera i confini europei</h2>



<p>Dalla parte delle telco ci sono giganti come <strong>Deutsche Telekom, Orange, TIM, Vodafone</strong>: gruppi che denunciano da anni un divario competitivo crescente rispetto agli OTT, colossi digitali che utilizzano le reti ma che non contribuiscono ai costi infrastrutturali con la stessa proporzione.</p>



<p>Dall’altra parte, colossi come <strong>Amazon, Apple, Meta, Microsoft</strong>: aziende che vedono nel Wi-Fi un ecosistema proprietario che consente loro di controllare dispositivi, servizi e ricavi senza passare dalle reti mobili.</p>



<p>La battaglia non riguarda solo la banda 6GHz, ma un modello economico e infrastrutturale che negli ultimi quindici anni ha sbilanciato il potere contrattuale a favore dei player digitali.<br>Questa decisione diventa così <strong>una partita politica prima ancora che tecnica</strong>, e la posta in gioco è il ruolo dell’Europa nel prossimo ciclo di innovazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-il-compromesso-europeo-540-mhz-alle-telco-160-mhz-congelati-fino-al-2027">Il compromesso europeo: 540 MHz alle telco, 160 MHz “congelati” fino al 2027</h2>



<p>L’opinione dell’RSPG è chiara:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>540 MHz della banda 6GHz</strong> destinati agli operatori mobili.</li>



<li><strong>160 MHz rimanenti</strong> “congelati” fino alla <strong>World Radiocommunication Conference 2027 (WRC-27)</strong>.</li>
</ul>



<p>Questa scelta sospende, ma non elimina, il conflitto: il 2027 diventerà il vero spartiacque globale per la definizione delle bande destinate al 6G.</p>



<p>Congelare una parte dello spettro significa riconoscere che lo scenario è ancora in evoluzione e che l’Europa non può permettersi decisioni irreversibili prima di conoscere le linee guida dell’ITU.</p>



<p>È una mossa strategica: prudente, ma non rinunciataria.<br>E rivela quanto il tema non sia più una normale procedura di assegnazione frequenze, bensì una componente delle politiche industriali europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-il-ruolo-del-cept-la-parte-tecnica-di-una-decisione-geopolitica">Il ruolo del CEPT: la parte tecnica di una decisione geopolitica</h2>



<p>La palla passa ora alla <strong>Conferenza Europea delle Amministrazioni delle Poste e Telecomunicazioni (CEPT)</strong>, che dovrà definire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>le condizioni tecniche di utilizzo della banda</li>



<li>l’armonizzazione tra gli Stati</li>



<li>le linee guida per minimizzare interferenze e garantire interoperabilità.</li>
</ul>



<p>È un passaggio determinante: una banda assegnata senza condizioni chiare rischierebbe di trasformarsi in un campo di battaglia tecnico prima ancora che commerciale.</p>



<p>Il CEPT dovrà mediare tra pressioni politiche, esigenze industriali e realismo tecnologico, evitando che la frammentazione europea diventi un freno nel momento più delicato della transizione verso il 6G.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-un-confronto-globale-perche-leuropa-non-puo-permettersi-passi-falsi">Un confronto globale: perché l’Europa non può permettersi passi falsi</h2>



<p>Mentre Bruxelles delibera, fuori dall’Europa la partita è già iniziata.<br>Negli <strong>Stati Uniti</strong>, il 6GHz è stato ampiamente assegnato al Wi-Fi, con l’obiettivo di potenziare l’ecosistema dei servizi digitali e dei dispositivi domestici.<br>In <strong>Corea del Sud</strong> e <strong>Canada</strong>, le strategie puntano a un equilibrio che favorisce i servizi Wi-Fi avanzati senza precludere margini ai futuri sviluppi mobili.</p>



<p>L’Europa, che già nel 5G ha accusato ritardi significativi rispetto a Cina e USA, non vuole ripetere la stessa traiettoria.<br>L’accesso al 6GHz è un tassello centrale per evitare un nuovo ciclo di dipendenze tecnologiche e per sostenere la competitività delle sue industrie strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-una-chiusura-necessaria-il-futuro-della-connettivita-europea-si-decide-ora">Una chiusura necessaria: il futuro della connettività europea si decide ora</h2>



<p>La decisione sulla banda 6GHz non è un atto tecnico circolare, ma una dichiarazione d’intenti sul ruolo che l’Europa intende giocare nel panorama tecnologico globale.</p>



<p>Non si tratta solo di scegliere tra mobile e Wi-Fi, tra telco e Big Tech: si tratta di definire un modello europeo di sovranità digitale, capace di sostenere l’innovazione senza cedere alle pressioni dei blocchi industriali più forti.</p>



<p>Il vero rischio non è la scelta in sé, ma la passività.<br>Se l’Europa non governerà il ritmo del 6G, qualcun altro lo farà al suo posto. E il continente si troverà, ancora una volta, a inseguire.</p>



<p>Per questo la decisione sulla banda 6GHz è molto più di una delibera sullo spettro radio: è un test sulla capacità dell’Europa di immaginare il proprio futuro tecnologico, di difendere la propria autonomia e di progettare infrastrutture che non subiscano il domani, ma lo anticipino.</p>



<p>Il 2030 non è poi così lontano. E ogni MHz, oggi, può determinare chi guiderà l’innovazione globale e chi, invece, la seguirà.</p>
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		<item>
		<title>La corsa globale all&#8217;Intelligenza Artificiale: le Big Tech investiranno 344 miliardi di dollari nel 2025</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-corsa-globale-allintelligenza-artificiale-le-big-tech-investiranno-344-miliardi-di-dollari-nel-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Big Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Big-Tech.png" type="image/jpeg" />Microsoft, Amazon, Google e Meta spingono sull&#8217;acceleratore degli investimenti infrastrutturali e di capitale per non perdere terreno nella competizione globale sull&#8217;IA generativa. Il 2025 si preannuncia come un anno di svolta per l&#8217;intelligenza artificiale. Secondo i dati diffusi nelle ultime settimane dai maggiori gruppi tecnologici mondiali, la spesa combinata per infrastrutture, modelli linguistici, data center [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-corsa-globale-allintelligenza-artificiale-le-big-tech-investiranno-344-miliardi-di-dollari-nel-2025/">La corsa globale all&#8217;Intelligenza Artificiale: le Big Tech investiranno 344 miliardi di dollari nel 2025</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Big-Tech.png" type="image/jpeg" />
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<p>Microsoft, Amazon, Google e Meta spingono sull&#8217;acceleratore degli investimenti infrastrutturali e di capitale per non perdere terreno nella competizione globale sull&#8217;IA generativa.</p>
</blockquote>



<p>Il <strong>2025 </strong>si preannuncia come un anno di svolta per l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>. Secondo i dati diffusi nelle ultime settimane dai maggiori gruppi tecnologici mondiali, la <strong>spesa</strong> combinata per infrastrutture, modelli linguistici, data center e potenza computazionale supererà i <strong>344 miliardi di dollari</strong>. Una cifra record che testimonia la priorità strategica che l&#8217;IA rappresenta per l&#8217;economia digitale e industriale del prossimo decennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Microsoft: investimenti record per rafforzare il primato in AI enterprise </h2>



<p>Con una spesa in conto capitale di 24,2 miliardi di dollari nel trimestre scorso e una previsione superiore ai 30 miliardi nel trimestre corrente, <strong>Microsoft</strong> conferma la propria leadership nell&#8217;adozione industriale dell&#8217;IA. L&#8217;azienda di Redmond investe in <strong>data center Azure</strong>, <strong>supercomputer per OpenAI</strong>, modelli personalizzati per <strong>Copilot</strong> e servizi cloud cognitivi. Satya Nadella ha ribadito come ogni business unit è ormai guidata da una visione &#8220;AI-first&#8221;, in sinergia con partner globali e verticali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Amazon: la logistica intelligente e AWS trainano la spesa infrastrutturale </h2>



<p><strong>Amazon</strong> ha investito 31,4 miliardi di dollari nell&#8217;ultimo trimestre, quasi il doppio rispetto all&#8217;anno precedente. Parte di questa cifra è destinata a ottimizzare la logistica automatizzata e la supply chain predittiva con AI, ma il grosso riguarda <strong>Amazon Web Services</strong>. Il <strong>cloud</strong> di Amazon ospita sempre più servizi AI-as-a-Service e modelli open-source personalizzabili, con una forte crescita della domanda nei settori bancario, sanitario e manifatturiero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alphabet (Google): 85 miliardi per infrastruttura, Gemini e hardware personalizzato </h2>



<p><strong>Alphabet</strong> ha aggiornato le proprie guidance prevedendo spese in conto capitale per oltre 85 miliardi di dollari nel 2025. Il focus è sulla crescita di <strong>Google Cloud</strong> e sull&#8217;espansione di <strong>Gemini</strong>, il nuovo family model proprietario. L&#8217;investimento copre chip AI (TPU), nuovi data center, ricerca in deep learning e un rafforzamento delle interfacce multimodali tra ricerca, YouTube e servizi professionali. Google punta a una convergenza tra AI, search engine e strumenti per sviluppatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meta: bilanciamento tra IA generativa e realtà immersiva </h2>



<p>Meta continua a puntare su un ecosistema integrato tra IA generativa, modelli LLaMA open-source e realtà virtuale/aumentata. I piani industriali prevedono investimenti significativi per rafforzare la capacità di training dei modelli, la personalizzazione in-app (Messenger, Instagram, WhatsApp) e la fusione tra AI conversazionale e ambienti immersivi. Il gruppo sta anche costruendo nuovi data center ottimizzati per l&#8217;efficienza energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni sistemiche: politica industriale, competizione globale e governance </h2>



<p>La portata di questi investimenti genera effetti a cascata sui mercati: dai semiconduttori all&#8217;energia, dall&#8217;occupazione specializzata alla cyber-sicurezza. Inoltre, accentua la polarizzazione tra Paesi che guidano la rivoluzione AI e quelli che rischiano di restarne esclusi. L&#8217;Europa si trova a un bivio: senza una strategia industriale integrata sull&#8217;AI rischia di dipendere da tecnologie e infrastrutture extra-UE.</p>



<p>La competizione con la Cina è particolarmente rilevante: Pechino ha lanciato piani da centinaia di miliardi per potenziare le capacità di calcolo domestiche, promuovere modelli nazionali e rafforzare la sovranità tecnologica. In questo scenario, anche la regolamentazione diventa cruciale: servono standard comuni su trasparenza, sicurezza e responsabilità degli algoritmi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;IA come catalizzatore di potenza industriale </h2>



<p>Nel nuovo paradigma tecnologico, l&#8217;intelligenza artificiale non è solo una leva di produttività, ma un fattore geopolitico e industriale strategico. Gli investimenti in AI saranno determinanti per definire leadership economica, competitività industriale e modelli di innovazione nei prossimi decenni. E il 2025 è solo l&#8217;inizio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-corsa-globale-allintelligenza-artificiale-le-big-tech-investiranno-344-miliardi-di-dollari-nel-2025/">La corsa globale all&#8217;Intelligenza Artificiale: le Big Tech investiranno 344 miliardi di dollari nel 2025</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vertenza IVA tra Italia e Big Tech statunitensi: implicazioni fiscali, giuridiche e strategiche per l&#8217;UE</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/vertenza-iva-tra-italia-e-big-tech-statunitensi-implicazioni-fiscali-giuridiche-e-strategiche-per-lue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 15:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Big Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[IVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/IVA.png" type="image/jpeg" />Una controversia da oltre un miliardo di euro tra Italia e colossi digitali statunitensi apre scenari inediti sulla tassazione dei dati personali e sulla sovranità fiscale dell’Unione Europea. Meta, X (ex Twitter) e LinkedIn hanno ufficialmente impugnato una richiesta dell’Agenzia delle Entrate italiana per un totale di oltre 1 miliardo di euro in IVA. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/vertenza-iva-tra-italia-e-big-tech-statunitensi-implicazioni-fiscali-giuridiche-e-strategiche-per-lue/">Vertenza IVA tra Italia e Big Tech statunitensi: implicazioni fiscali, giuridiche e strategiche per l&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/IVA.png" type="image/jpeg" />
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<p>Una controversia da oltre un miliardo di euro tra Italia e colossi digitali statunitensi apre scenari inediti sulla tassazione dei dati personali e sulla sovranità fiscale dell’Unione Europea.</p>
</blockquote>



<p><strong>Meta, X (ex Twitter) e LinkedIn </strong>hanno ufficialmente<strong> impugnato </strong>una richiesta dell’<strong>Agenzia delle Entrate </strong>italiana per un totale di <strong>oltre 1 miliardo di euro in IVA</strong>. La controversia si distingue per la sua portata giuridica: per la prima volta, l’Italia non ha raggiunto una conciliazione extragiudiziale con i colossi tech, dando il via a un processo tributario completo. Secondo fonti vicine al dossier, il caso si propone di ridefinire le basi concettuali del rapporto tra accesso gratuito ai servizi digitali e obblighi fiscali, con potenziali ricadute su tutta l’Unione Europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo giuridico: dati personali come &#8220;controprestazione&#8221; fiscale</h2>



<p>L’Agenzia delle Entrate sostiene che le registrazioni gratuite alle piattaforme digitali rappresentino un’operazione imponibile ai fini IVA, poiché l’utente fornisce in cambio dati personali di valore economico. Secondo questa interpretazione, l’attivazione di un account su Facebook, X o LinkedIn configurerebbe una transazione a titolo oneroso. Le cifre richieste ammontano a 887,6 milioni di euro per Meta, 140 milioni per LinkedIn e 12,5 milioni per X.</p>



<p>Questa impostazione, se accolta in via definitiva, avrebbe effetti sistemici: potrebbe interessare non solo i social media, ma anche e-commerce, compagnie aeree, catene di supermercati e media online, dove l’accesso gratuito ai servizi è subordinato all’accettazione dei cookie di profilazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’effetto domino sull’Unione Europea e la posizione della Commissione</h2>



<p>Poiché l’IVA è una tassa armonizzata a livello europeo, l’esito della vertenza italiana potrebbe innescare una revisione a livello comunitario. Non a caso, Roma sta preparando un parere consultivo da sottoporre al Comitato IVA della Commissione Europea. La richiesta, che potrebbe essere presentata già nella sessione di novembre 2025, includerà quesiti tecnici su cosa debba essere considerato un servizio imponibile ai fini IVA nel contesto delle piattaforme digitali.</p>



<p>Il parere del Comitato non sarà vincolante, ma un’eventuale bocciatura da parte di Bruxelles potrebbe indurre l’Italia a ritirare il contenzioso e, soprattutto, a chiudere le indagini penali connesse. Tuttavia, un’eventuale approvazione rafforzerebbe la posizione dell’Italia, aprendo la strada a un nuovo paradigma di tassazione digitale nel mercato unico europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un contesto geopolitico e normativo sensibile</h2>



<p>La vertenza si inserisce in un clima già teso tra l’Unione Europea e l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. In questo scenario, ogni iniziativa unilaterale che impatta sulle Big Tech americane rischia di essere letta come una misura protezionistica, con potenziali ripercussioni sulle trattative commerciali transatlantiche in corso.</p>



<p>Nel frattempo, Meta ha ribadito la sua piena collaborazione con le autorità, pur dichiarandosi in netto disaccordo con l’idea che l’accesso gratuito a una piattaforma digitale costituisca un’operazione soggetta a IVA. LinkedIn si è limitata a non commentare, mentre X non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive: verso un modello europeo di tassazione digitale?</h2>



<p>Secondo vari esperti fiscali consultati da <em>Reuters</em>, l’iniziativa italiana potrebbe segnare l’inizio di una nuova strategia fiscale europea orientata alla valorizzazione dei dati personali come asset economico. Tale approccio, se consolidato, potrebbe integrare o addirittura anticipare i meccanismi di Digital Services Tax e Minimum Global Tax attualmente in discussione a livello OCSE.</p>



<p>Tuttavia, i tempi della giustizia tributaria italiana potrebbero diluire gli effetti immediati. In questo lasso di tempo, il dibattito sull’equità fiscale nell’economia digitale continuerà a influenzare politiche industriali, normative sulla privacy e strategie di posizionamento delle piattaforme tecnologiche globali in Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/vertenza-iva-tra-italia-e-big-tech-statunitensi-implicazioni-fiscali-giuridiche-e-strategiche-per-lue/">Vertenza IVA tra Italia e Big Tech statunitensi: implicazioni fiscali, giuridiche e strategiche per l&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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