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	<title>accordo transatlantico Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>accordo transatlantico Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>L’Europa cede a Washington sul digitale. Vittoria per le big tech americane</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/leuropa-cede-a-washington-sul-digitale-vittoria-per-le-big-tech-americane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 07:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[accordo transatlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/eu_us_digital_trade.jpg" type="image/jpeg" />Sul fair share e sulla web tax Bruxelles arretra: l’UE rinuncia a strumenti fiscali e regolatori che avrebbero potuto riequilibrare il digitale, mentre Washington difende le big tech e consolida la propria leadership. Nel nuovo accordo transatlantico sul commercio digitale, i rapporti di forza sono evidenti: l’Europa arretra, mentre gli Stati Uniti portano a casa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/leuropa-cede-a-washington-sul-digitale-vittoria-per-le-big-tech-americane/">L’Europa cede a Washington sul digitale. Vittoria per le big tech americane</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/eu_us_digital_trade.jpg" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">Sul fair share e sulla web tax Bruxelles arretra: l’UE rinuncia a strumenti fiscali e regolatori che avrebbero potuto riequilibrare il digitale, mentre Washington difende le big tech e consolida la propria leadership.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nuovo <strong><a href="https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/2025/08/joint-statement-on-a-united-states-european-union-framework-on-an-agreement-on-reciprocal-fair-and-balanced-trade/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo transatlantico sul commercio digitale</a></strong>, i rapporti di forza sono evidenti: l’Europa arretra, mentre gli Stati Uniti portano a casa una vittoria per i loro colossi tecnologici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Faire Share: una richiesta improponibile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il passo indietro più evidente riguarda il <strong>fair share</strong>.<br>L’Unione Europea ha infatti confermato che non introdurrà né manterrà i <em>network usage fees </em>– la proposta controversa di far pagare ai fornitori di contenuti parte dei costi delle infrastrutture di rete.<br>Per mesi gli operatori europei hanno spinto per questa misura, presentandola come una questione di equità, ma in realtà era una battaglia sbagliata, contraria ai loro stessi interessi.<br>Tassare le piattaforme avrebbe rischiato di soffocare l’innovazione, minare la neutralità della rete e ridurre proprio quella crescita dei servizi digitali che sostiene la domanda di connettività.<br>Per esser più chiari, le telco avrebbero forse guadagnato nel breve periodo, ma al prezzo di indebolire l’ecosistema da cui dipendono i loro investimenti futuri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Finisce la storia infinita della web tax</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della <strong>web tax</strong>, alla fine Bruxelles ha fatto un altro passo indietro. L’impegno a evitare “<em>ingiustificate barriere al commercio digitale</em>” equivale, nei fatti, a rinunciare a misure unilaterali che avrebbero potuto colpire direttamente le big tech americane. Ancora una volta, l’Europa arretra dopo anni di discussioni inconcludenti in sede <strong>OCSE</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ora l’Europa dovrà chiedere il permesso a Washington</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il punto apparentemente più equilibrato – la conferma della moratoria in sede WTO sulle <strong>tariffe doganali</strong> per le trasmissioni elettroniche – finisce per avvantaggiare soprattutto gli Stati Uniti.<br>Per Washington, patria di giganti come <strong>Google</strong>, <strong>Amazon</strong>, <strong>Microsoft</strong> e <strong>Meta</strong>, significa accesso senza barriere ai mercati globali per servizi e piattaforme digitali. L’Europa, priva di campioni comparabili, trae benefici più indiretti, ma rischia in concreto di rafforzare la propria dipendenza dall’ecosistema americano.<br>Il testo prevede inoltre che l’UE “<em>si consulti con gli Stati Uniti e con gli operatori americani</em>” sull’attuazione della riforma doganale e sulla digitalizzazione delle procedure commerciali. Una formula che suona come cooperazione e trasparenza, ma che nei fatti limita l’autonomia europea: Bruxelles dovrà confrontarsi con Washington prima di muoversi su dossier strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa arretra, resta da vedere se ce la farà a ripesare sé stessa.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, l’accordo riflette l’asimmetria che l’Europa non ha ancora saputo colmare.<br>Gli Stati Uniti difendono le loro imprese da nuove tasse, tutelano la libera circolazione dei loro servizi digitali e ottengono voce in capitolo sulla riforma doganale europea.<br>L’UE, invece, rinuncia a strumenti che avrebbero potuto sostenere investimenti infrastrutturali o generare nuove entrate fiscali, e lega ulteriormente le proprie mani.<br>Il risultato non è un semplice compromesso diplomatico, ma una vittoria strutturale per l’economia digitale americana.<br>La globalizzazione del commercio digitale, presentata come un bene comune, si rivela nei fatti un moltiplicatore del predominio statunitense.<br>Se l’Europa non troverà il coraggio di ripensare la propria politica industriale digitale, resterà un regolato in un mondo dove è Washington a scrivere le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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