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	<title>5G Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>5G Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Frequenze 5G, un regalo miliardario che l’Italia non può e non deve fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 08:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[Frequenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-9-dic-2025-08_52_29.jpg" type="image/jpeg" />Se lo Stato rinuncia oggi al valore delle frequenze, rinuncia anche alla sua capacità di governare il ciclo di investimenti che porterà al 6G, alla mobilità autonoma, alla sensoristica urbana, ai droni industriali e alla sanità connessa. L’Italia non ha bisogno di scorciatoie né di concessioni gratuite. Ha bisogno di regole chiare, investimenti solidi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-9-dic-2025-08_52_29.jpg" type="image/jpeg" />
<p><em>Se lo Stato rinuncia oggi al valore delle frequenze, rinuncia anche alla sua capacità di governare il ciclo di investimenti che porterà al 6G, alla mobilità autonoma, alla sensoristica urbana, ai droni industriali e alla sanità connessa. L’Italia non ha bisogno di scorciatoie né di concessioni gratuite. Ha bisogno di regole chiare, investimenti solidi e un rispetto molto più rigoroso per la natura dei beni pubblici.</em></p>



<p>Nel controverso dibattito italiano sulle telecomunicazioni sta avanzando, non troppo silenziosamente, una proposta che, in qualunque altra economia avanzata, verrebbe liquidata immediatamente come incompatibile con il buon governo.</p>



<p>Di cosa parliamo? Parliamo della proposta di rendere gratuito il rinnovo delle frequenze <strong>5G</strong>.</p>



<p>Dietro l’apparente semplicità tecnica di questa idea si nasconde qualcosa di molto più inquietante: la trasformazione di un bene pubblico tanto scarso, quanto prezioso e strategico, in una rendita privata garantita, senza alcuna contropartita per lo Stato e, soprattutto, senza alcuna logica industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le frequenze radio: una risorsa preziosa che non può essere regalata…</h2>



<p>Le frequenze radio, come è a tutti noto, non sono una <em>commodity</em> replicabile a piacimento. Sono una risorsa limitata e, in quanto tali, sono per definizione destinate ad essere amministrate con prudenza e responsabilità.</p>



<p>Considerarle come un “costo da cancellare” (come qualcuno sta sostenendo) o addirittura come un “fastidio regolatorio”, significa ignorare il fondamento stesso di ogni moderna politica infrastrutturale.</p>



<p>In nessun Paese serio si immaginerebbe di azzerare il valore di una risorsa di questa natura. Equivarrebbe ad un abominio ai danni della nostra società, come concedere gratuitamente e senza alcuna ragione plausibile un’autostrada, un porto o una diga a un soggetto privato, nella speranza ingenua (nella migliore delle ipotesi) che tale gesto possa stimolare quegli investimenti che negli ultimi anni non si sono materializzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">…Una risorsa che non può essere usata in modo distorto</h2>



<p>L’aspetto più paradossale è che lo spettro oggi non solo non è utilizzato in modo efficiente, ma viene spesso impiegato in maniera tecnicamente distorta. Bande di trasmissione progettate per la mobilità vengono sottratte al loro scopo naturale e “intrappolate” all’interno delle abitazioni per sostituire la rete fissa (che non è stata fatta), con modem <strong>FWA</strong> e <strong>5G</strong> che occupano in modo permanente risorse nate per muoversi nello spazio. <strong><em></em></strong></p>



<p>È una scelta errata, lo diciamo con forza e convinzione, che penalizza la qualità del servizio mobile, indebolisce gli investimenti nella fibra ottica, crea congestione inutile e rappresenta — sotto ogni punto di vista — uno spreco industriale. Ciononostante e paradossalmente, si propone di eliminarne anche il costo delle frequenze, come se l’inefficienza meritasse non una correzione o una penalità, ma addirittura una premialità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato ha già dato tanto per sostenere le Tlc</h2>



<p>Tutto questo avviene mentre lo Stato italiano ha già sostenuto gli operatori con una generosità senza paragoni in Europa. Ha finanziato il <strong>100%</strong> delle reti in fibra nelle <strong>Aree bianche</strong> e circa il <strong>70%</strong> nelle <strong>Aree grigie</strong> a fallimento di mercato, oltre ad aver investito miliardi di euro per collegare scuole, ospedali, isole minori, dorsali e territori dove il mercato non aveva alcun incentivo a intervenire (ma sarebbe bello anche misurare i risultati finali di questi investimenti). Tutto ciò per dire che una parte significativa dell’Italia è connessa oggi con reti avanzate non grazie alla capacità finanziaria degli operatori, ma grazie ai soldi del contribuente. E oggi, secondo la stessa infausta logica, sarebbe lo stesso contribuente a dover rinunciare anche al valore delle frequenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Tlc italiane e le strategie errate</h2>



<p>La narrativa secondo cui il settore sarebbe in difficoltà a causa del prezzo dello spettro non trova alcun riscontro nella realtà.</p>



<p>I problemi delle Telco italiane derivano da anni di competizione quotidiana esasperatamente al ribasso, dai ritardi nell’adozione del <strong>5G stand-alone</strong>, da strategie commerciali miopi e, per ultimo, da un modello di ricavi ormai inadeguato all’economia digitale, che consiste nella pura vendita dell’accesso senza alcuna offerta di nuovi servizi.</p>



<p>Infine, non esiste evidenza che dimostri che lo spettro gratuito favorisca gli investimenti. Al contrario, quando una risorsa perde valore, si smarrisce anche la serietà con cui viene gestita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Se guardiamo al futuro, ciascuno deve fare la propria parte</h2>



<p>Ma il punto più critico riguarda il futuro.</p>



<p>Se lo Stato rinuncia oggi al valore delle frequenze, rinuncia anche alla sua capacità di governare il ciclo di investimenti che porterà al <strong>6G</strong>, alla <strong>mobilità autonoma</strong>, alla <strong>sensoristica urbana</strong>, ai <strong>droni industriali</strong> e alla <strong>sanità connessa</strong>.</p>



<p>Lo spettro è l’unica leva con cui il settore pubblico può orientare l’evoluzione delle reti digitali. Svalutarlo significa indebolire la sovranità tecnologica del Paese e lasciare che le scelte industriali siano determinate da operatori che, negli ultimi anni, hanno faticato persino a proteggere i propri margini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Evitare gli errori. Ora il governo scelga con oculatezza</h2>



<p>L’Italia non ha bisogno di scorciatoie né di concessioni gratuite.</p>



<p>Ha bisogno di regole chiare, investimenti solidi e un rispetto molto più rigoroso per la natura dei beni pubblici. Regalare lo spettro non sarebbe una riforma: sarebbe un errore irreparabile. Ed è bene che il governo valuti con accortezza le scelte delle prossime settimane sul tema.</p>
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		<title>Lo spettro mobile non è un sostituto della fibra</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lo-spettro-mobile-non-e-un-sostituto-della-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 06:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella12.png" type="image/jpeg" />Un vecchio trucco sta riemergendo nel mercato europeo delle telecomunicazioni. Gli operatori mobili stanno pubblicizzando il broadband domestico 5G come se fosse una vera alternativa alla fibra fino a casa. La promessa è seducente — una sola rete per tutte le esigenze — ma la realtà è ben diversa. Per quanto avanzato, il 5G non [&#8230;]</p>
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<p>Un vecchio trucco sta riemergendo nel mercato europeo delle telecomunicazioni. Gli operatori mobili stanno pubblicizzando il broadband domestico 5G come se fosse una vera alternativa alla fibra fino a casa. La promessa è seducente — una sola rete per tutte le esigenze — ma la realtà è ben diversa. Per quanto avanzato, il 5G non può eguagliare la velocità, la stabilità e la simmetria della fibra. Nelle ore di punta, quando decine di famiglie si collegano alla stessa cella, le prestazioni crollano. La fibra no.</p>



<p>Il pericolo non è soltanto che i consumatori vengano ingannati, anche se questo conta. È che lo spettro — il linfa vitale delle reti mobili — venga trattato come una pezza a basso costo per coprire l’inadeguata diffusione della fibra. Lo spettro è scarso, e il suo vero valore risiede nella mobilità: alimentare auto connesse, logistica intelligente, automazione industriale e telemedicina. Ogni megahertz dirottato sull’uso fisso è un megahertz in meno per le innovazioni che l’Europa dichiara di voler guidare.</p>



<p>I numeri parlano chiaro. Studi indipendenti suggeriscono che ogni 100 MHz di spettro mid-band assegnati alla telefonia mobile possano generare oltre 260 miliardi di dollari di PIL e più di un milione di posti di lavoro. Al contrario, destinarlo al broadband domestico produce benefici marginali, perché la fibra esiste già come tecnologia fissa di gran lunga superiore. Stati Uniti, Cina e Corea del Sud lo hanno capito. Washington ha già riservato la parte alta della banda a 6 GHz al mobile. Pechino pianifica ben oltre il 5G, con una politica dello spettro allineata alla sua strategia industriale. L’Europa rischia di essere l’unico grande mercato a sprecare le proprie onde radio scarse in un surrogato della fibra.</p>



<p>Non è la prima volta che l’Europa cede alla tentazione delle scorciatoie. Il dibattito sullo spegnimento obbligatorio del rame ha mostrato come gli impulsi regolatori possano scontrarsi con la logica degli investimenti. Ora riemerge una tentazione simile: lasciare che lo spettro colmi i vuoti lasciati da una diffusione disomogenea della fibra. Ma rimandare gli investimenti nella fibra affidandosi alle reti mobili non è una strategia. È un modo per indebolire entrambe.</p>



<p>La Commissione ha l’occasione di fermare questa deriva. Il prossimo <strong>Digital Networks Act</strong> dovrebbe affrontare il tema in modo esplicito: lo spettro mobile va salvaguardato per la mobilità, e la pubblicità che lo presenta come sostituto della fibra deve essere chiamata con il suo vero nome — ingannevole. L’Europa ha bisogno di una fibra forte e di un mobile forte. Confondere le due cose significa non avere né l’una né l’altro.</p>



<p>Se Bruxelles è davvero seria sulla competitività nell’era digitale, deve resistere al fascino delle scorciatoie. Fibra per il fisso, spettro per il mobile: qualsiasi altra cosa rischia di lasciare l’Europa senza la dorsale resiliente né il vantaggio mobile di cui ha bisogno per competere.</p>
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		<title>Telefonica, Huawei e il 5G: la strategia a doppio binario di Madrid tra tecnologia, politica e sicurezza</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/telefonica-huawei-e-il-5g-la-strategia-a-doppio-binario-di-madrid-tra-tecnologia-politica-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 12:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Telefonica.png" type="image/jpeg" />Il rinnovo del contratto con Huawei fino al 2030 per la rete consumer e l’affidamento del core 5G a Nokia delineano la complessa partita industriale e geopolitica che vede la Spagna al centro delle tensioni tra innovazione, sicurezza e regolazione europea. Telefonica e il rinnovo con Huawei: un equilibrio delicato Il rinnovo del contratto tra [&#8230;]</p>
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<p>Il rinnovo del contratto con Huawei fino al 2030 per la rete consumer e l’affidamento del core 5G a Nokia delineano la complessa partita industriale e geopolitica che vede la Spagna al centro delle tensioni tra innovazione, sicurezza e regolazione europea.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Telefonica e il rinnovo con Huawei: un equilibrio delicato</h2>



<p>Il rinnovo del contratto tra <strong>Telefonica</strong> e <strong>Huawei</strong> fino al 2030 rappresenta molto più di una mera operazione tecnica. Secondo quanto riportato da <em>El País</em>, l’intesa riguarda la fornitura di infrastrutture per la rete consumer, segmento che rimane centrale per i ricavi domestici dell’operatore spagnolo. La decisione è stata presa a fine 2024, in un contesto in cui le telecomunicazioni sono considerate un’infrastruttura critica di interesse nazionale. L’operazione conferma la difficoltà di sganciarsi rapidamente da un fornitore che, nonostante le pressioni geopolitiche, continua a garantire competitività sui prezzi e solidità tecnologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nokia per il core 5G: la linea rossa della sicurezza</h2>



<p>Parallelamente, Telefonica ha assegnato a <strong>Nokia la gestione del core 5G</strong> per aziende e istituzioni pubbliche. Una mossa che non è casuale: la componente “core” della rete è quella che gestisce dati sensibili, autenticazioni e servizi a valore aggiunto, e quindi più esposta a rischi di cybersicurezza e potenziale controllo esterno. Nokia ed <strong>Ericsson</strong>, grazie alla loro collocazione europea e alla percezione di maggiore affidabilità politica, sono diventati i partner naturali per i segmenti ad alta criticità. La decisione di diversificare i fornitori mostra un’attenzione crescente verso la cyber-resilienza, rafforzata dalle raccomandazioni dell’UE e delle agenzie di intelligence.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello spagnolo: riduzione progressiva senza rotture</h2>



<p>Come spiegato dal COO Emilio Gayo, la strategia di Telefonica consiste nel “ridurre l’esposizione a Huawei”, senza tuttavia adottare un approccio radicale. A differenza della Germania, che ha approvato un divieto formale sull’utilizzo di componenti cinesi, la Spagna si muove in modo più graduale, calibrando le proprie scelte sulla base delle pressioni politiche europee, delle esigenze industriali interne e dei rapporti commerciali storici con Huawei. Questo approccio riflette la tipica “via mediterranea” alle politiche industriali: pragmatismo, gradualità e attenzione agli equilibri diplomatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Huawei e il presidio del RAN: un’egemonia difficile da sostituire</h2>



<p>Il vero terreno su cui Huawei mantiene una posizione dominante è il <strong>RAN (Radio Access Network)</strong>, cioè la rete di antenne e trasmettitori che collegano i dispositivi degli utenti alla rete centrale. In Spagna, Huawei controlla ancora quote molto rilevanti del RAN, anche grazie alla partnership con altri operatori come <strong>Vodafone</strong> e <strong>MasOrange</strong>. La sostituzione di questa infrastruttura richiederebbe tempi lunghi e investimenti miliardari, motivo per cui Telefonica ha scelto di concentrare gli sforzi di sostituzione solo sulle aree più sensibili del core. Il messaggio è chiaro: nel breve termine Huawei resta indispensabile, nel medio-lungo termine l’uscita sarà progressiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa e il mosaico normativo: frammentazione come rischio sistemico</h2>



<p>Il caso spagnolo mette in luce una delle criticità strutturali dell’Unione Europea: l’assenza di un quadro unitario per la gestione delle infrastrutture 5G e dei fornitori considerati a rischio. Germania e Svezia hanno introdotto divieti formali, Francia ha imposto limitazioni indirette, mentre altri paesi come Spagna e Italia hanno preferito un approccio più “negoziato”. Questa frammentazione normativa non solo crea incertezza per gli operatori, ma apre la porta a possibili vulnerabilità di sistema, in un settore che richiede coerenza e interoperabilità transnazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica del 5G: tra Bruxelles, Pechino e Washington</h2>



<p>Le decisioni di Telefonica non possono essere lette solo in chiave industriale: riflettono un più ampio gioco geopolitico. Da un lato, Bruxelles spinge per ridurre la dipendenza tecnologica da attori extraeuropei, in particolare dalla Cina; dall’altro, Washington mantiene alta la pressione diplomatica sugli alleati perché limitino la presenza di Huawei, considerata da tempo una minaccia per la sicurezza nazionale americana. Madrid si trova, quindi, in una posizione delicata: bilanciare le relazioni con la Cina, fondamentale partner commerciale, con le aspettative di Stati Uniti e Unione Europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">America Latina: un laboratorio parallelo per Telefonica</h2>



<p>Mentre in Europa l’approccio è cauto e regolamentato, in America Latina — dove Telefonica è fortemente presente — il quadro normativo è più permissivo e la pressione geopolitica meno intensa. In mercati come Brasile, Argentina o Colombia, Huawei continua a rappresentare un partner tecnologico strategico. Questa doppia strategia evidenzia come Telefonica adotti un modello multi-geografico, capace di adattarsi a contesti politici diversi pur mantenendo coerenza industriale. È un caso emblematico di come i grandi operatori europei gestiscano le proprie catene del valore globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro della resilienza digitale europea</h2>



<p>La vicenda Telefonica-Huawei dimostra come la transizione al 5G sia al tempo stesso un tema tecnologico, industriale e politico. Per Madrid, il rinnovo con Huawei sul consumer e l’affidamento a Nokia del core non rappresentano contraddizioni, ma due facce della stessa strategia: garantire stabilità ai clienti nel breve periodo e costruire resilienza digitale nel lungo termine. La vera sfida per l’Europa sarà trasformare questa fase di transizione in una politica industriale coordinata, capace di coniugare autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e competitività globale.</p>
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		<title>Il falso mito del 5G che sostituisce la fibra</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/il-falso-mito-del-5g-che-sostituisce-la-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 07:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[6G]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/5G.png" type="image/jpeg" />Nel dibattito sul futuro delle telecomunicazioni, alimentato da innovazioni continue e promesse sempre più ambiziose – dal 6G alle reti satellitari low-orbit, fino all’edge computing distribuito – si fa largo un’idea tanto affascinante quanto fuorviante: che le reti mobili, grazie ai loro progressi tecnologici, possano un giorno sostituire completamente quelle fisse. È un’illusione che rischia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/5G.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel dibattito sul futuro delle telecomunicazioni, alimentato da innovazioni continue e promesse sempre più ambiziose – dal 6G alle reti satellitari low-orbit, fino all’edge computing distribuito – si fa largo un’idea tanto affascinante quanto fuorviante: che le reti mobili, grazie ai loro progressi tecnologici, possano un giorno sostituire completamente quelle fisse. È un’illusione che rischia di generare aspettative sbagliate e, soprattutto, decisioni politiche dannose per il futuro digitale dell’Europa.</p>
</blockquote>



<p>Le reti mobili rappresentano uno strumento straordinario di accesso, flessibilità e copertura. Sono fondamentali per garantire la connettività in mobilità, per servire aree remote dove la posa della fibra è economicamente complessa, e per abilitare applicazioni in tempo reale in settori come la logistica, l’automotive, la sanità. Ma quando si parla di prestazioni – misurabili in termini di capacità, latenza stabile, affidabilità, simmetria e scalabilità – la rete fissa in fibra resta, e resterà, insuperabile.</p>



<p>La ragione è prima di tutto fisica. Una rete in fibra ottica garantisce già oggi velocità superiori ai 10 Gbps con una latenza inferiore al millisecondo, senza essere soggetta ai vincoli dello spettro radio, all’interferenza elettromagnetica o alla congestione dell’aria. È una rete simmetrica, che offre le stesse prestazioni in upload e download, qualità ormai essenziale per il lavoro da remoto, l’uso di applicazioni cloud avanzate, la telemedicina e la creazione di contenuti. Al contrario, anche le reti mobili più avanzate – come il 5G standalone – operano su bande radio limitate, condivise, e soggette a degrado in condizioni di alta densità di utenti o ostacoli ambientali.</p>



<p>La Commissione europea, nel documento “Connectivity for a Competitive Digital Market – towards a Gigabit Society”, sottolinea come la fibra sia la sola infrastruttura in grado di garantire la resilienza, la sostenibilità ambientale e la capacità necessarie per la transizione digitale dell’economia europea. Il documento evidenzia come solo una rete in fibra possa abilitare davvero i servizi cloud avanzati, l’edge computing e le applicazioni critiche ad alta intensità di dati.</p>



<p>Le tecnologie emergenti come il metaverso industriale, la robotica collaborativa, l’AI generativa distribuita e l’high-performance computing richiedono una densità di capacità e una stabilità di rete che solo la fibra può assicurare. È per questo che i maggiori poli industriali europei – dai distretti manifatturieri tedeschi alle startup AI francesi – investono sempre di più in soluzioni FTTH e backhaul ottico avanzato, riconoscendone il valore strategico.</p>



<p>C’è poi una questione di sostenibilità. Le reti fisse in fibra, una volta installate, hanno un consumo energetico per bit trasmesso nettamente inferiore rispetto alle reti mobili. Secondo uno studio del Boston Consulting Group, la fibra consuma in media <strong>3-5 volte meno</strong> energia per ogni gigabyte trasmesso rispetto al mobile: un vantaggio ambientale decisivo, che pochi evidenziano. In un’Europa che punta alla neutralità climatica, questo non è un dettaglio: è una priorità strategica.</p>



<p>Il dibattito regolamentare in corso in Europa sulle reti FWA (Fixed Wireless Access) rende ancora più urgente una presa di posizione chiara. Le soluzioni FWA, pur utili per scenari temporanei o aree difficili da raggiungere, <strong>non possono garantire né simmetria né stabilità su larga scala</strong>, soprattutto in ambienti urbani complessi o in presenza di alta domanda. I regolatori – sia nazionali che europei – devono evitare scorciatoie populiste o “tecno soluzioni miracolose” e concentrarsi invece sul completamento della copertura in fibra, lasciando al mobile il ruolo che gli spetta: complemento, non sostituto.</p>



<p>In conclusione, le reti mobili continueranno a evolversi e a offrire servizi sempre più sofisticati. Ma sarebbe un errore strategico – per i policymaker, per gli operatori, per i cittadini – pensare che possano rimpiazzare le reti fisse. La vera sfida per l’Europa non è scegliere tra mobile e fisso, ma <strong>investire con decisione su entrambi</strong>, riconoscendone le vocazioni diverse: ubiquità e flessibilità per il mobile; potenza, stabilità e sostenibilità per la fibra. Solo così l’Europa potrà garantire una connettività realmente all’altezza delle ambizioni del suo futuro digitale e industriale.</p>
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		<item>
		<title>Europa divisa sullo spettro 6GHz: Wi-Fi e 5G si contendono le frequenze chiave per il futuro della connettività</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/europa-divisa-sullo-spettro-6ghz-wi-fi-e-5g-si-contendono-le-frequenze-chiave-per-il-futuro-della-connettivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 08:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[Spettro 6GHz]]></category>
		<category><![CDATA[Wifi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/05/Wifi.jpeg" type="image/jpeg" />Un’alleanza di 58 provider e associazioni industriali chiede alla Commissione Europea l’apertura dello spettro 6GHz per il Wi-Fi, sfidando i colossi delle telecomunicazioni che puntano allo stesso segmento per reti 5G e 6G. Al centro: competitività, accesso all’innovazione e governance del digitale in Europa. Il cuore digitale dell’Unione Europea è oggi teatro di una nuova [&#8230;]</p>
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<p>Un’alleanza di 58 provider e associazioni industriali chiede alla Commissione Europea l’apertura dello <strong>spettro 6GHz</strong> per il <strong>Wi-Fi,</strong> sfidando i colossi delle telecomunicazioni che puntano allo stesso segmento per reti 5G e 6G. Al centro: competitività, accesso all’innovazione e governance del digitale in Europa.</p>
</blockquote>



<p>Il cuore digitale dell’Unione Europea è oggi teatro di una nuova disputa strategica: l’accesso alla porzione superiore della banda a 6GHz. Cinquantotto fornitori di servizi Internet e organizzazioni industriali, riuniti sotto l’egida della <strong>Dynamic Spectrum Alliance</strong>, hanno inviato una lettera ufficiale alla commissaria europea <strong>Henna Virkkunen</strong> chiedendo l’assegnazione “senza restrizioni” di questa porzione di spettro alla tecnologia Wi-Fi.</p>



<p>L’iniziativa segna un nuovo capitolo nel delicato equilibrio tra <strong>interessi pubblici e privati nella gestione delle risorse radio</strong>, con importanti implicazioni in termini di <strong>politica industriale, concorrenza, innovazione e sovranità digitale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una risorsa strategica: il valore dello spettro 6GHz</h2>



<p>Il segmento superiore dei 6GHz rappresenta un asset critico per l’evoluzione delle reti di comunicazione, soprattutto in un contesto in cui la domanda di connettività ad alta capacità cresce esponenzialmente.<br><strong>Il Wi-Fi</strong>, oggi, non è solo uno strumento di accesso alla rete, ma la dorsale invisibile di ecosistemi smart: dalle abitazioni connesse all’industria 4.0, passando per sensori ambientali, TV, elettrodomestici intelligenti e strumenti di lavoro remoto.<br>Tuttavia, <strong>le reti mobili</strong> – sostenute da 12 grandi operatori europei – rivendicano lo stesso spettro per potenziare infrastrutture 5G e 6G, puntando su utilizzi outdoor, latenza ridotta e copertura esclusiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Wi-Fi vs 5G: modelli a confronto</h2>



<p>La tensione tra i due approcci è evidente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>la comunità Wi-Fi</strong> propone un modello di <strong>condivisione dinamica dello spettro</strong>, flessibile e adatto agli ambienti indoor, con bassi costi di accesso e scalabilità immediata</li>



<li>gli <strong>operatori mobili</strong> spingono per un’<strong>assegnazione esclusiva</strong>, necessaria secondo loro per garantire qualità di servizio e ritorno sugli investimenti infrastrutturali.</li>
</ul>



<p>Secondo Martha Suarez, presidente della Dynamic Spectrum Alliance, “il traffico europeo è prevalentemente indoor e si appoggia quasi sempre a connessioni Wi-Fi. Nonostante il clamore su 5G e 6G, la realtà dell’accesso passa ancora da reti locali”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa in ritardo sulla transizione Wi-Fi</h2>



<p>La lettera inviata alla Commissione sottolinea come l’Unione Europea rischi di rimanere indietro rispetto ad altri paesi. <strong>USA, Canada, Corea del Sud</strong> e altri hanno già assegnato ampie porzioni del 6GHz al Wi-Fi. <strong>L’UE, invece, adotta un approccio prudente e frammentato</strong>, con marcate differenze tra stati membri, ostacolando l’adozione uniforme degli standard Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7.<br>Questa disomogeneità, secondo l’alleanza, minaccia la <strong>competitività digitale</strong> dell’industria europea e l’<strong>accessibilità</strong> a tecnologie chiave per PMI e consumatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive normative: il Digital Networks Act</h2>



<p>La questione è destinata a convergere nel dibattito sul futuro <strong>Digital Networks Act</strong>, il pacchetto legislativo che la Commissione presenterà entro fine 2025 per affrontare le sfide sistemiche della connettività:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Coordinamento transnazionale della <strong>politica dello spettro</strong></li>



<li>Integrazione tra reti Wi-Fi e mobili nel quadro delle <strong>reti ibride</strong></li>



<li>Riconoscimento del ruolo di <strong>attori emergenti</strong>, oltre i grandi operatori</li>
</ul>



<p>Il Digital Networks Act sarà il banco di prova per una nuova <strong>governance europea delle infrastrutture digitali</strong>, basata su pluralismo tecnologico e neutralità competitiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un modello inclusivo e sostenibile di connettività</h2>



<p>La disputa sullo spettro 6GHz non è solo tecnica. Riflette una visione più ampia sul ruolo delle infrastrutture digitali nell’economia europea:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Come garantire <strong>accesso equo e scalabile</strong> alla connettività?</li>



<li>Come bilanciare <strong>interesse pubblico, investimento privato e innovazione diffusa</strong>?</li>



<li>Quale modello di sviluppo per una <strong>sovranità tecnologica inclusiva</strong>?</li>
</ul>



<p>Il confronto in corso rappresenta un’opportunità per ridisegnare una politica industriale e tecnologica che guardi al futuro della connettività non come una risorsa da concentrare, ma come un <strong>bene abilitante per l’intero ecosistema digitale europeo</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Ericsson supera le aspettative nel primo trimestre 2025: margini in crescita e resilienza strategica</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ericsson-supera-le-aspettative-nel-primo-trimestre-2025-margini-in-crescita-e-resilienza-strategica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[Ericsson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Ericsson.png" type="image/jpeg" />Nel primo trimestre 2025, Ericsson AB ha sorpreso i mercati con risultati superiori alle attese, segnando una decisa ripresa nella domanda globale di infrastrutture 5G. Le azioni del colosso svedese delle telecomunicazioni sono salite fino all&#8217;11% nella giornata di martedì, segnando il miglior rialzo intraday da ottobre scorso, per poi stabilizzarsi a +7,3% sulla Borsa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Ericsson.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel primo trimestre 2025, <strong>Ericsson AB</strong> ha sorpreso i mercati con risultati superiori alle attese, segnando una decisa ripresa nella domanda globale di infrastrutture 5G. Le azioni del colosso svedese delle telecomunicazioni sono salite fino all&#8217;11% nella giornata di martedì, segnando il miglior rialzo intraday da ottobre scorso, per poi stabilizzarsi a +7,3% sulla Borsa di Stoccolma.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Risultati sopra le attese</h2>



<p>L’<strong>EBIT rettificato</strong> si è attestato a <strong>6,21 miliardi di corone svedesi</strong> (circa 636 milioni di dollari), ben al di sopra dei <strong>5 miliardi previsti</strong> dagli analisti Bloomberg. Anche il <strong>margine lordo rettificato</strong> ha superato le stime, raggiungendo il <strong>48,5%</strong>, contro un’attesa del 45,9%. L’azienda prevede per il secondo trimestre un margine tra il 48% e il 50%, nonostante l’impatto previsto di circa un punto percentuale derivante dai dazi commerciali.</p>



<p>&#8220;Non siamo immuni, ma siamo resilienti&#8221;, ha dichiarato l’Amministratore Delegato Börje Ekholm. &#8220;La nostra produzione è diversificata e vicina al cliente, e questo ci consente di adattarci alle condizioni globali mutevoli.&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dazi e tensioni geopolitiche: resilienza industriale</h2>



<p>Il contesto commerciale globale, segnato dai <strong>nuovi dazi imposti dal Presidente Donald Trump</strong>, ha reso più complessa la gestione delle supply chain. Ericsson, tuttavia, ha avviato da tempo strategie di mitigazione, tra cui <strong>la costruzione di un impianto produttivo in Texas</strong> destinato a servire il mercato statunitense, che rappresenta circa il 30% dei ricavi aziendali.</p>



<p>Secondo il CFO Lars Sandström, l’azienda ha accelerato la produzione e lo stoccaggio di componenti oltre il confine per fronteggiare possibili ritardi. Ha inoltre evidenziato come <strong>l&#8217;esposizione diretta alla componentistica cinese sia limitata</strong>, riducendo l’impatto diretto dei dazi sulla produzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il quadro competitivo e la risposta del mercato</h2>



<p>Dopo due anni difficili per i principali operatori europei delle infrastrutture di rete – inclusa la finlandese <strong>Nokia</strong> – la ripresa degli investimenti da parte degli operatori mobili, in particolare nei mercati emergenti come l’India, ha offerto segnali positivi.</p>



<p>L’analista di Bloomberg Intelligence, Matthew Bloxham, ha sottolineato che Ericsson <strong>potrebbe resistere meglio del previsto</strong> alla pressione dei dazi, grazie a una combinazione di <strong>tagli ai costi, preaccumulo di componenti e solidità nella gestione operativa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un ecosistema occidentale per le telecomunicazioni</h2>



<p>Ekholm ha anche evidenziato come la creazione di un ecosistema tecnologico occidentale autonomo sia una sfida a medio-lungo termine. Alcuni materiali e componenti strategici sono ancora legati a fornitori extra-UE, soprattutto cinesi, ma il rafforzamento dell’autonomia industriale rappresenta oggi una priorità strategica tanto per le aziende quanto per i governi occidentali.<br><br>Il primo trimestre 2025 ha confermato la capacità di <strong>Ericsson</strong> di adattarsi rapidamente a uno scenario globale incerto e geopoliticamente frammentato. Tra <strong>tensioni commerciali, evoluzione tecnologica e centralità strategica del 5G</strong>, il gruppo svedese punta ora a rafforzare la propria posizione sui mercati occidentali, sostenuto da una struttura flessibile e da una visione industriale di lungo periodo.</p>
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		<title>Antitrust tedesco contro Vodafone: sospetti di abuso di posizione dominante nell’accesso alle infrastrutture 5G</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/antitrust-tedesco-contro-vodafone-sospetti-di-abuso-di-posizione-dominante-nellaccesso-alle-infrastrutture-5g/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[Bundeskartellamt]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/5g.png" type="image/jpeg" />La Bundeskartellamt, l’Autorità garante della concorrenza tedesca, ha annunciato di aver emesso una valutazione preliminare secondo cui Vodafone e la sua affiliata Vantage Towers sarebbero sospettate di aver ostacolato deliberatamente l’ingresso di 1&#38;1 nel mercato mobile tedesco, in violazione delle norme antitrust. L’indagine, avviata in seguito a un reclamo presentato da 1&#38;1 nel febbraio 2023, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/antitrust-tedesco-contro-vodafone-sospetti-di-abuso-di-posizione-dominante-nellaccesso-alle-infrastrutture-5g/">Antitrust tedesco contro Vodafone: sospetti di abuso di posizione dominante nell’accesso alle infrastrutture 5G</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/5g.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La <strong>Bundeskartellamt</strong>, l’Autorità garante della concorrenza tedesca, ha annunciato di aver emesso una <strong>valutazione preliminare</strong> secondo cui <strong>Vodafone</strong> e la sua affiliata <strong>Vantage Towers</strong> sarebbero sospettate di <strong>aver ostacolato deliberatamente l’ingresso di 1&amp;1 nel mercato mobile tedesco</strong>, in violazione delle norme antitrust.</p>
</blockquote>



<p>L’indagine, avviata in seguito a un reclamo presentato da <strong>1&amp;1 nel febbraio 2023</strong>, riguarda il presunto <strong>rallentamento nell’accesso alle infrastrutture 5G</strong> – in particolare ai circa <strong>20.000 siti di antenne gestiti da Vantage Towers in Germania</strong> – considerato un <strong>ostacolo strutturale all&#8217;ingresso del quarto operatore mobile nazionale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denuncia: ostacoli all’accesso e ritardi nella rete 5G</h2>



<p>1&amp;1, controllata del gruppo <strong>United Internet</strong>, accusa Vantage Towers di aver <strong>ritardato l’attuazione degli accordi di accesso alle torri radio</strong>, compromettendo la tempistica e l’efficienza del proprio piano di copertura 5G. Sebbene nell’agosto 2023 le parti abbiano formalizzato un accordo per l’utilizzo delle infrastrutture, il <strong>Cartel Office ha riscontrato “ritardi massicci” nell’implementazione</strong>, suggerendo un possibile comportamento anticoncorrenziale.</p>



<p>La questione è delicata: <strong>Vodafone</strong>, pur avendo scorporato Vantage Towers in un’operazione societaria separata, <strong>rimane il principale locatario delle sue torri in Germania</strong>, esercitando di fatto <strong>una forte influenza operativa e commerciale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni legali ed economiche</h2>



<p>La posizione della Bundeskartellamt, se confermata in sede definitiva, potrebbe sfociare in <strong>sanzioni pecuniarie o misure correttive vincolanti</strong>. Il caso si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla <strong>neutralità infrastrutturale</strong> e sulla necessità di <strong>garantire parità di accesso alle reti fisiche</strong>, soprattutto in settori a elevato impatto tecnologico e strategico come il <strong>5G</strong>.</p>



<p>Dal punto di vista economico, la vicenda solleva interrogativi su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>la sostenibilità della concorrenza infrastrutturale nel mobile europeo</strong></li>



<li>il rischio che operatori storici possano <strong>ostacolare nuovi entranti attraverso il controllo delle reti passive</strong></li>



<li>l’effettiva separazione tra proprietà e gestione delle infrastrutture condivise.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Scenario politico e geopolitico: il 5G come asset strategico</h2>



<p>Il caso 1&amp;1 vs Vodafone-Vantage ha anche <strong>implicazioni di politica industriale e geopolitica</strong>. In un contesto in cui <strong>l’autonomia digitale europea</strong> e la <strong>sovranità tecnologica</strong> sono priorità strategiche, il corretto sviluppo della rete 5G rappresenta un <strong>asset critico per l’economia, la sicurezza e la competitività dell’UE</strong>.</p>



<p>La Germania, in particolare, si è posta l’obiettivo di accelerare la copertura nazionale 5G, promuovendo <strong>pluralità di operatori e innovazione nei servizi mobili</strong>. Qualsiasi dinamica che possa rallentare l’espansione o creare ostacoli alla concorrenza viene ora considerata con <strong>particolare severità dalle autorità di vigilanza</strong>.</p>



<p>L’Ufficio Cartelli ha concesso a <strong>Vodafone e Vantage Towers</strong> la possibilità di presentare osservazioni formali in risposta alle accuse. La fase successiva sarà decisiva per determinare <strong>eventuali provvedimenti o sanzioni</strong>.</p>



<p>Nel frattempo, né Vodafone né 1&amp;1 hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/antitrust-tedesco-contro-vodafone-sospetti-di-abuso-di-posizione-dominante-nellaccesso-alle-infrastrutture-5g/">Antitrust tedesco contro Vodafone: sospetti di abuso di posizione dominante nell’accesso alle infrastrutture 5G</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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