Fino al 25% in più di stress sulla rete: lo studio che ricollega rinnovabili, trasformatori e modernizzazione USA

| 10/02/2026
Fino al 25% in più di stress sulla rete: lo studio che ricollega rinnovabili, trasformatori e modernizzazione USA

Con le rinnovabili oltre il 20% del mix elettrico e una rete progettata decenni fa, una nuova ricerca cinese mostra che l’elevata integrazione di eolico e solare può accelerare fino a quasi il 25% l’invecchiamento dei trasformatori. Un dato tecnico che riapre il dibattito sulla sostenibilità reale della transizione energetica.

Un nuovo dato tecnico in un dibattito politico acceso

Negli ultimi anni negli Stati Uniti la quota di energia generata da fonti rinnovabili ha superato il 22% del totale, con il vento e il solare tra le principali componenti della crescita.
In questo contesto, un recente studio condotto da ricercatori con base a Chongqing ha messo sotto la lente d’ingrandimento un elemento spesso trascurato nella transizione energetica: il comportamento dei trasformatori di potenza, componenti chiave che regolano tensioni e flussi nell’intera rete elettrica.

Flussi bidirezionali di energia

Finora, i modelli di progettazione e manutenzione assumevano carichi unidirezionali e condizioni relativamente stabili. Ma con l’aumento delle centrali distribuite, soprattutto solari e eoliche, la rete deve gestire flussi bidirezionali di energia, una dinamica nuova e impegnativa che comporta commutazioni più frequenti, stress termici e variazioni di carico non previste dagli standard.

Il numero chiave: fino a +25% di usura per i trasformatori

Quando gli studiosi hanno applicato il loro nuovo modello al comportamento dei trasformatori, i risultati sono stati inequivocabili: con alta penetrazione di vento e solare, l’invecchiamento dei trasformatori può accelerare fino al 23–25% oltre quanto previsto dai criteri attuali.

Questo non significa che i trasformatori falliranno immediatamente, ma indica che un carico di lavoro più dinamico e complesso riduce la vita utile degli asset e può spingere utilities e gestori di rete a sostituirli o riprogettarli prima del previsto. Si tratta di un allarme tecnico significativo, perché gli Stati Uniti già operano con una flotta di trasformatori e linee la cui età media raggiunge i 30-40 anni, un valore che riflette decadi di servizio e infrastrutture costruite principalmente negli anni ’60 e ’70.

Rinnovabili non sono il problema, ma la rete sì

Il valore delle rinnovabili nella decarbonizzazione è indiscutibile: da sole, vento e solare rappresentano la quota maggiore tra le energie pulite in US Electricity.
Il problema che emerge dallo studio non è l’energia pulita in sé, ma il fatto che le reti su cui deve poggiare sono spesso obsolete e non progettate per un flusso bidirezionale continuo. Le linee di trasmissione e distribuzione e gli stessi trasformatori sono stati concepiti in un’epoca di produzione centralizzata e passiva, dove l’elettricità fluiva solo in una direzione.

Con l’espansione delle rinnovabili, questa architettura classica diventa un limite: la rete è chiamata ad adattarsi non solo per trasferire più energia, ma per gestire fluttuazioni, inversioni di flusso e richieste di carico variabili. Il risultato è una maggiore fatica meccanica ed elettrica sui componenti, che si traduce in un invecchiamento accelerato.

Un ponte tra studi tecnici e policy pubbliche

Questo tipo di evidenza tecnica offre un terreno in cui si incrociano politiche energetiche, scelte industriali e considerazioni di resilienza infrastrutturale. Negli Stati Uniti, dove la transizione energetica è spesso al centro di controversie politiche, risultati come questi possono essere utilizzati da chi critica la rapidità con cui si stanno spingendo rinnovabili senza un adeguato aggiornamento delle reti.

Ma il punto fondamentale resta un altro: la transizione non può ridursi alla sola costruzione di più impianti puliti. Senza una parallelizzazione degli investimenti in infrastrutture — trasformatori, smart grid, sistemi di monitoraggio digitale — il sistema rischia di funzionare a distorsione, aumentando i costi e le vulnerabilità.

Trasformatori, mercato e modernizzazione

A livello di mercato, la domanda di trasformatori negli USA e in Nord America è già in crescita: il settore vale oltre USD 11 miliardi nel 2026, con proiezioni di espansione fino a oltre USD 15 miliardi entro il 2031 mentre la modernizzazione della rete diventa prioritaria.
E mentre le utilities pianificano l’integrazione delle rinnovabili, crescono anche iniziative per aumentare la produzione domestica di componenti chiave, riducendo la storica dipendenza da importazioni — oggi coprono circa l’80% del fabbisogno di grandi trasformatori.

La transizione energetica ha bisogno della rete che la regga

Lo studio segnala un punto di svolta per la discussione globale sulla transizione energetica: le infrastrutture non sono una variabile secondaria, ma la spina dorsale della decarbonizzazione.
Se i trasformatori, una delle componenti più critiche delle reti, possono degradarsi fino al 25% più velocemente sotto carichi rinnovabili, allora la conversazione deve spostarsi dall’opposizione ideologica alle riforme reali delle reti.

In altre parole, vincere la sfida climatica non significa solo installare più pannelli e turbine eoliche, ma ripensare la stessa struttura su cui l’energia deve viaggiare: più intelligente, più flessibile e più robusta. È una trasformazione profonda, che richiede visione, investimenti e politiche lungimiranti perché una rete moderna è al tempo stesso il catalizzatore e il guardiano della transizione verso un’energia davvero sostenibile.

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