Thiel vede l’IA come l’ultima frontiera della forza dell’individualismo. Preconizza un mondo futuro in cui ogni individuo avrà a disposizione un’intelligenza pari a quella di mille esperti. Ciò renderebbe inutili le gerarchie statali e le organizzazioni sociali, i parlamenti. L’IA per Thiel è un’estensione della volontà dell’individuo, che attraverso essa diventa potente quanto uno Stato. Ovviamente, per il miliardario digitale questo non varrà per tutti, ma per pochi eletti come lui.
La venuta di Peter Thiel a Roma per alcuni seminari sulle sue teorie politico-teologiche, ospitati dall’Associazione Vincenzo Gioberti in un luogo chiuso e riservato, ha attirato l’attenzione dei media e degli italiani su una figura ben nota negli USA e tra gli esperti di digitale nel mondo.
Chi è Peter Thiel?
Peter Thiel è un imprenditore multimiliardario, fondatore di PayPal, finanziatore di Facebook e proprietario di Palantir, l’azienda di analisi dati che vende servizi di sorveglianza e predizione a molti governi e a tante aziende nel mondo. I suoi software sono impiegati dall’esercito israeliano per le sue recenti guerre, sono usate dall’ICE contro gli immigrati e dal Dipartimento della Guerra degli USA in queste settimane in Iran.
Nonostante questo suo ruolo ‘tecnologico’, Peter Thiel è molto noto per le sue posizioni politiche e per le singolari teorie pseudo-filosofiche. Finanziatore della campagna elettorale di Donald Trump nel 2016, è lo sponsor principale di JD Vance, il quale senza il suo sostegno non sarebbe diventato senatore nel 2022 e poi vicepresidente nel 2025. La sua influenza sull’attuale presidenza Trump è ben nota. La frase più famosa di Thiel che sintetizza perfettamente il suo pensiero politico è: «Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili».
Le tecnocrazie contro lo Stato?
Peter Thiel parla spesso di tecnologia come strumento di liberazione, ma il riferimento è alla libertà di impresa che secondo lui è minacciata dai movimenti democratici che vogliono controllare l’uso delle tecnologie e criticano gli straordinari successi degli imprenditori della Silicon Valley. I quali, a suo parere non devono dar conto dell’uso dei loro prodotti ai governi e ai cittadini. Per Thiel la vera coercizione oggi è la stagnazione politica e burocratica. La tecnologia digitale è l’unico dominio nel quale l’individuo può ancora fuggire dalla morsa dello Stato. È la tecnologia a garantire la libertà, perché permette di costruire un ‘altrove’ che non ha bisogno di consenso e non ha bisogno di dar conto alla società dei suoi impieghi.
Tutto il potere all’IA, anzi ai suoi imprenditori?
Secondo Thiel, sono gli imprenditori come lui, insieme ai loro sistemi di IA, a dover decidere cosa sia ‘ottimale’ per il mondo. Le persone sarebbero oggi intrappolate in sistemi sociali che hanno smesso di innovare da diversi decenni. Per il proprietario di Palantir, le macchine devono dare agli uomini ‘illuminati’ il potere di sfidare il parere della massa. Secondo le sue teorie, ed è quello che racconterà anche nei seminari italiani, senza tecnologia siamo tutti schiavi di un presente eterno e immobile.
A Thiel sembra naturale che la sue tecnologie debbano tendere intrinsecamente alla creazione di monopoli, mentre la libertà degli individui che le democrazie cercano di garantire, richiedono che non ci sia un’unica risposta corretta alla domanda “come vivere”. Il mondo digitale di Peter Thiel e del suo ex-socio Elon Musk invece sembra cercare l’efficienza assoluta. Anche a costo di limitare la libertà dei tanti umani che non posseggono tecnologie portentose come quelle sviluppate dalle sue società.
Fine della libertà e individui contro lo Stato
La libertà richiede un terreno comune sul quale si può dissentire. Per quanto sembri incredibile, nell’ideologia di Thiel soltanto i grandi innovatori possono far contare e confrontare il loro giudizio. Non c’è spazio per il dissenso degli umani ‘normali’, anzi il parere e il voto delle masse sono un ostacolo ad una società perfetta guidata dalla tecnologia. Per lui l’IA non è l’inizio della futura libertà, è la fine della mediocrità. Se un’intelligenza superiore può aiutarci a risolvere il problema della scarsità o della malattia, non ci sta forse regalando la forma più alta di libertà?
Thiel vede l’IA come l’ultima frontiera della forza dell’individualismo. Lui preconizza un mondo futuro in cui ogni individuo avrà a disposizione un’intelligenza pari a quella di mille esperti. Questo potrà rendere inutili le gerarchie statali e le organizzazioni sociali, i parlamenti. L’IA per Thiel è un’estensione della volontà del singolo. È la tecnologia che rende l’individuo potente quanto uno Stato. Ovviamente, per il miliardario digitale questo non varrà per tutti, ma per pochi eletti come lui.
L’IA al servizio dell’Anticristo
Per consolidare le sue teorie, il capo di Palantir ha invocato addirittura la figura dell’Anticristo. Per Thiel, l’Anticristo non è tanto un’entità religiosa legata alla fine del mondo, quanto colui che promette la pace universale e la fine di tutti i conflitti umani attraverso mezzi puramente politici e tecnologici o burocratici. Per lui questo è un grande pericolo perché questa pace è ottenuta tramite un’omologazione totale e un controllo globale che sopprime la libertà individuale e la distinzione tra le persone.
Thiel vede nel desiderio di creare un governo mondiale o un sistema di regole universali (come certe istituzioni sovranazionali) una forma di “regno dell’Anticristo”. Per lui, la democrazia moderna, quando diventa un meccanismo per appiattire le differenze e gestire le masse in modo uniforme, rischia di diventare quel “sistema di pace falsa” che nasconde una tirannia invisibile.
Invece, lui vede nella tecnologia estrema e nel potere del singolo innovatore una forza che può rompere questo stallo e impedire la fine della civiltà. In sintesi, Thiel rifiuta la democrazia proprio perché la vede come un possibile veicolo per questa sorta di “Anticristo burocratico”. Un sistema che, invece di permettere all’individuo eccezionale di creare il nuovo, lo costringe alla mediocrità e all’obbedienza in nome di una pace sociale fittizia non gli permette di avere le mani libere.
Il potere nelle mani di pochi
Inutile provare a spiegare a Thiel che la democrazia non è un algoritmo da ottimizzare o il bengodi per super ricchi, è invece l’azione faticosa di convivere senza annientare il vicino, è dialogo, è conflitto, è dare senso al vivere in comunità. Per lui la democrazia, nella sua forma attuale, è diventata un ostacolo al progresso. È un sistema che premia il consenso apatico invece della “verità coraggiosa”. La tecnologia digitale, per Thiel sta rivelando che la democrazia è incompatibile con un mondo ad elevata tecnologia. Quello che è venuto a spiegare in Italia è la necessità di trovare un’alternativa alla democrazia. Una libertà che non dipenda dal voto di una maggioranza poco informata, ma dalla capacità individuale di “uscire dai sistemi falliti”. Se la democrazia non può garantire il futuro, allora il futuro dovrà essere costruito altrove, sfruttando calcolatori, robot e satelliti.
Che segno lascerà in Italia?
Il seguito MAGA che Thiel ha negli USA e la sua influenza su JD Vance e Donald Trump gli conferiscono un ruolo politico per nulla trascurabile che dovrebbe far preoccupare tutti i cittadini e i politici che hanno a cuore il funzionamento delle democrazie in questo tempo di grande disordine sotto il cielo del mondo. Sarebbe ben strano se le strampalate teorie della tecnodestra americana che Thiel propaganda dovessero trovare seguaci nel mondo dei conservatori del Bel Paese o peggio ancora nella comunità tradizionalista cattolica italiana. Si tratterebbe di un abbaglio per questi settori politici e religiosi che potrebbero pentirsi di aver seguito un uomo che guarda al futuro del mondo immaginandolo a “regresso democratico” e governato da pochi sovrani digitali come lui.
