Tra innovazione tecnologica, crisi finanziarie e nuove alleanze geopolitiche, il lanciatore Soyuz-5 diventa il banco di prova dell’industria spaziale russa in un mercato dominato da SpaceX e Cina.
Lo spazio è tornato ad essere un terreno di confronto strategico e industriale, non solo un’arena per imprese scientifiche. Con il debutto del Soyuz-5, previsto a dicembre dal cosmodromo di Baikonur, Mosca tenta di rilanciare un settore che negli ultimi anni ha perso terreno tra sanzioni, tagli ai finanziamenti e isolamento internazionale. Ma la sfida non è solo tecnica: è una partita che intreccia economia, diritto, geopolitica e politica industriale, in un mercato spaziale dove la concorrenza si misura sempre più in efficienza, innovazione e capacità di attrarre capitali.
Il debutto del Soyuz-5: un ritorno alle origini con ambizioni future
Il 2025 potrebbe segnare un momento decisivo per la Russia nella corsa allo spazio. Il lancio di prova del Soyuz-5 rappresenta non solo l’arrivo di un nuovo vettore, ma anche la riaffermazione di un percorso industriale e politico che Mosca considera vitale per il proprio posizionamento internazionale.
Il progetto, in gestazione da oltre dieci anni con il nome di sviluppo Feniks e conosciuto anche come Irtysh, si inserisce nella lunga tradizione sovietica e post-sovietica di affidabilità ingegneristica. La sua genesi, tuttavia, racconta molto più di un semplice upgrade tecnico: testimonia la volontà della Russia di garantire autonomia industriale in un settore dove l’interdipendenza con l’Ucraina, un tempo imprescindibile, è diventata oggi impraticabile. L’eredità dello Zenit-2, il razzo ucraino che negli anni ’90 aveva rappresentato uno dei gioielli dell’industria spaziale ex-sovietica, viene così reinterpretata in chiave nazionale, con una marcata valenza geopolitica.
Tecnologia e capacità operative: continuità o innovazione?
Il Soyuz-5, definito da Roscosmos un lanciatore “di classe media”, promette di portare fino a 17 tonnellate in orbita bassa terrestre grazie ai motori RD-171MV di NPO Energomash, un’evoluzione di una famiglia di propulsori sviluppata sin dagli anni ’80. Alimentati a cherosene e ossigeno liquido, questi motori sono stati celebrati per la loro potenza, ma la domanda che si pongono gli analisti è se tale configurazione basti a garantire competitività in un mercato che si sta muovendo con decisione verso soluzioni riutilizzabili e carburanti a basso impatto ambientale.
Il confronto con SpaceX e con i progetti cinesi è inevitabile: mentre i colossi emergenti testano ripetutamente stadi riutilizzabili con una logica di “fail fast, learn faster”, il modello russo appare più conservativo, concentrato sulla solidità, ma meno orientato alla sperimentazione dirompente. Il rischio è che il Soyuz-5 nasca già come prodotto “di transizione”, utile a colmare un vuoto industriale, ma non realmente in grado di ridefinire lo standard tecnologico globale.
Le sfide finanziarie di Roscosmos: tra crisi e rilancio
L’aspetto economico è forse il nodo più critico del progetto. Dal 2022 Roscosmos vive sotto la pressione combinata di sanzioni internazionali, riduzione dei finanziamenti statali e perdita di contratti con partner occidentali. Le perdite accumulate, stimate in 180 miliardi di rubli entro agosto 2024, hanno costretto l’agenzia a intraprendere una politica di dismissione di asset non essenziali, cercando al contempo di attirare investimenti attraverso la valorizzazione del cosmodromo di Baikonur.
Mosca versa circa 115 milioni di dollari l’anno al Kazakistan per l’utilizzo della base fino al 2050, ma il governo kazako intende trasformare Baikonur in un polo industriale capace di attrarre operatori internazionali. Ciò apre scenari interessanti: da un lato, la possibilità per Roscosmos di beneficiare di un ecosistema più diversificato; dall’altro, il rischio che il peso politico della Russia su Baikonur si riduca a favore di un maggiore protagonismo di Astana e di eventuali investitori terzi.
La geopolitica dello spazio: tra isolamento e nuove convergenze
La dimensione geopolitica è centrale per comprendere la traiettoria del Soyuz-5. La rottura con l’ESA nel 2022 ha segnato la fine di un’epoca: la collaborazione su missioni congiunte, come l’ExoMars, aveva rappresentato non solo una sinergia scientifica, ma anche un ponte politico tra Mosca e l’Europa. La chiusura di Kourou ai lanci Soyuz ha privato la Russia di una piattaforma strategica di accesso commerciale ai satelliti occidentali.
In questo scenario, Mosca cerca nuove alleanze in Asia e Medio Oriente, dove i programmi spaziali sono in fase di espansione. Tuttavia, il suo isolamento dalle reti industriali occidentali rischia di cristallizzare un gap tecnologico crescente. Lo spazio, che era stato uno dei pochi terreni di cooperazione anche durante la Guerra fredda, oggi diventa invece terreno di competizione multipolare tra Stati Uniti, Cina, India e attori privati globali.
Competizione internazionale: il benchmark SpaceX e l’ombra cinese
La competizione con SpaceX è probabilmente la sfida più evidente. La società di Elon Musk ha ridotto i costi di accesso all’orbita terrestre bassa fino al 70% rispetto ai lanciatori tradizionali, grazie a un modello integrato che unisce produzione, lancio e servizi satellitari. A questo si aggiunge la dimensione cinese: Pechino sta emergendo come nuovo leader globale con programmi statali e privati che si muovono in parallelo, dall’ambiziosa stazione spaziale Tiangong fino allo sviluppo dei nuovi razzi a metano riutilizzabili.
In questo contesto, la Russia rischia di restare “schiacciata” tra due colossi che dispongono di capitali, mercati e capacità di innovazione difficilmente replicabili. La risposta russa arriverà solo con il Soyuz-7 (Amur-SPG), previsto entro il 2030, che introdurrà un primo stadio riutilizzabile fino a 50 volte. Tuttavia, i tempi lunghi e le incertezze sul finanziamento lasciano aperti dubbi sulla reale capacità di Mosca di mantenere un ruolo da protagonista.
Innovazione, diritto e politica industriale: lo spazio come nuova economia globale
Il caso Soyuz-5 mette in evidenza come lo spazio sia ormai un terreno che non può più essere letto soltanto in chiave tecnologica o militare. La progressiva privatizzazione del settore introduce questioni di diritto dell’innovazione, tutela della proprietà intellettuale e regolazione dei mercati. Inoltre, la crescente preoccupazione per l’impatto ambientale dei lanciatori – con studi che evidenziano un incremento significativo di emissioni di CO₂ e particolato nero – spinge verso la definizione di standard internazionali condivisi.
Per la Russia, il successo del Soyuz-5 non sarà misurato soltanto dalla sua capacità di portare in orbita un carico utile, ma soprattutto dalla sua possibilità di inserirsi in una nuova economia spaziale che premia efficienza, sostenibilità e governance multilaterale. In questo senso, la partita è ancora tutta aperta: Mosca dovrà decidere se continuare a concepire lo spazio come leva di potere politico-militare o se integrarsi, almeno in parte, in un ecosistema industriale e giuridico globale sempre più orientato al profitto e alla cooperazione internazionale.