Dai primi del Novecento ai disordini geopolitici di oggi, la parola d’ordine sembra essere quella della ricerca dello “spazio vitale”. Da Mussolini ad Hitler, da Putin a Netanyahu e Trump tutti ossessionati dallo stesso pensiero che ha orientato scelte capaci di coinvolgere il mondo intero. Oggi il tema si ripropone con la stessa logica di ricerca di argomenti s sostegno di volontà di alimentazione dei conflitti….
Ci sono parole il cui significato nel tempo cambia, si estende o si restringe per ragioni impreviste. Così in epoche diverse questi termini diventano più o meno rilevanti nell’uso di molti o di tutti. Un termine che si è trasformato nel tempo e che oggi torna all’attenzione per ragioni politiche è la parola tedesca Lebensraum che in italiano viene tradotta con “spazio vitale”. Questa è un’espressione che ha avuto un’evoluzione fortemente segnata dalla storia del Novecento e che oggi, in un mondo in preda al disordine geopolitico, ritorna soprattutto a causa della strategie politiche della presidenza USA che stanno scuotendo il pianeta.
Cos’è lo “spazio vitale”?
In senso letterale, spazio vitale significa semplicemente “spazio necessario alla vita”. È un concetto nato nell’ambito della biogeografia negli ultimi anni dell’Ottocento, per il contributo del geografo Friedrich Ratzel, che parlava di Lebensraum (“spazio di vita”) per descrivere il rapporto tra popoli e territorio e per riferirsi a un’area geografica all’interno della quale si sviluppa una determinata specie.
Purtroppo, il termine Lebensraum agli inizi del Novecento subì il passaggio dalla biogeografia alla geopolitica grazie a Karl Haushofer, generale e geografo che fu uno dei maggiori teorici della geopolitica tedesca messa in atto dal nazismo. Per Haushofer il Lebensraum serviva a spiegare la necessaria espansione della Germania verso est, a discapito delle nazioni slave.
Un seme nel nazismo…
Il caso ha voluto che i corsi di geopolitica tenuti da Haushofer a Monaco, suscitassero l’entusiasmo del suo allievo Rudolf Hess, che partecipò al fallito putsch di Monaco nel 1923 e poi divenne una delle persone più vicine ad Hitler. Hess presentò Haushofer a Hitler durante la prigionia a Landsberg nel 1924. Haushofer poteva visitare Hess in prigione e questi lo portava da Hitler per discutere di politica. Furono diverse e lunghe le visite di Haushofer a Landsberg, dove Hitler stava completando il Mein Kampf.
Gli incontri tra Karl Haushofer e Adolf Hitler nel carcere di Landsberg hanno rappresentato un momento cruciale della storia del Novecento, poiché è lì che presero forma molte delle teorie geopolitiche contenute nel Mein Kampf. Così il termine Lebensraum venne acquisito e condiviso dal futuro Fuhrer che lo ha usato esplicitamente nel suo testo terribile: «Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, il nostro popolo deve trovare il coraggio di unire e la forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall’attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava.»
Hitler usa quindi il concetto di Lebensraum come principio politico di conquista per giustificare l’espansione territoriale della Germania verso l’Europa orientale e lo lega a idee razziste e di superiorità etnica. Il Lebensraum è così diventato una necessità biologica. La terra doveva essere ‘ripulita’ dalle popolazioni locali ebrei e slavi per far posto ai coloni ariani. Era la base concettuale per un progetto di sterminio e sostituzione etnica. Lo “spazio vitale” diventa quindi la giustificazione teorica per invasioni, deportazioni e stermini che il nazismo purtroppo realizza in patria e nel mondo scatenando la II Guerra mondiale.
L’adozione del concetto da parte di Mussolini
Anche il regime di Benito Mussolini importò dalla Germania il concetto di “spazio vitale” per sostenere l’espansione coloniale italiana nel Mediterraneo e in Africa. In questo contesto il termine ha assunto un significato imperialista e propagandistico. Nell’idea fascista lo spazio vitale si ispirava al modello dell’Antico Impero Romano. Il fascismo non cercava di eliminare le popolazioni sottomesse, ma di dominarle come “nazione guida”. C’era una gerarchia razziale (accentuata dalle Leggi Razziali del 1938), ma l’enfasi era maggiore sulla missione civilizzatrice, violenta e oppressiva, che sul puro annientamento biologico.
La fine di Karl Haushofer
Per una sorta di eterogenesi dei fini, Karl Haushofer fu vittima della realizzazione brutale delle sue stesse teorie. Dopo essere stato il consigliere politico di Hitler, fu internato nel campo di concentramento di Dachau per un breve periodo e nel 1945 le autorità di occupazione statunitensi gli revocarono il titolo di professore onorario e il diritto alla pensione. Alla fine della guerra nel 1946, isolato e tormentato dal rimorso per come le sue idee erano state usate, si tolse la vita insieme alla moglie.
La neutralizzazione parziale del termine
Dopo tutte queste tragedie, il concetto di Lebensraum fu condannato senza appello dagli studiosi di geopolitica. Tuttavia, il concetto non è stato del tutto abbandonato dagli Stati che di tanto in tanto avviano conflitti violenti o soltanto diplomatici con altri stati vicini o lontani seguendo logiche di potenza nei rapporti internazionali e giustificandoli con la necessità di avere un necessario spazio vitale. Oggi lo spazio vitale viene descritto come lo spazio necessario alla vita prospera e costruttiva di una nazione. L’enfasi è maggiore sugli aspetti economici e commerciali, ma il rischio di continuare a motivare i conflitti usando questo vecchio concetto permane e di tanto in tanto si manifesta anche nel nuovo millennio.
Il rilancio da parte di Trump e il nuovo disordine geopolitico
La ricerca dello spazio vitale in questi ultimi anni viene più volte giustificato anche con il bisogno di ordine. L’ordine geopolitico è un obiettivo costante di tanti, ma ognuno purtroppo vuole ordinare il mondo a modo suo. Viviamo di tentativi di ordine che sono in contrasto tra loro e che nei fatti generano disordine diffuso. Soggetti politici alla guida di Stati molto importanti, come Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu e Donald Trump, in forme diverse sono sedicenti aspiranti ordinatori che cercano nuovi spazi vitali e nel farlo stanno disordinando profondamente il mondo.
Dopo l’arresto di Maduro, voler annettere la Groenlandia, trasformare il Canada nel 51° Stato americano, riconquistare il canale di Panama, e cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America sono soltanto alcuni tentativi eclatanti di ricerca di nuovi spazi vitali del presidente degli USA. Questo avviene mentre Putin il suo spazio vitale lo cerca in Ucraina e qualcuno, come Finlandia, Norvegia e Svezia, teme che lo cercherà anche verso Nord se dovesse andargli bene con l’Ucraina. Se pensiamo ad Israele è interessante citare le analisi di Ori Goldberg, ricercatore israeliano che ha spiegato come la dottrina della sicurezza israeliana include una variante dell’idea originale di Lebensraum. In Israele lo spazio vitale lo realizzano ripulendo lo spazio intorno a loro dai nemici, come avviene a Gaza, in Cisgiordania o in Libano.
Tornando a Trump, di recente a Davos, ha ribadito che la Groenlandia rappresenta un interesse primario e “non negoziabile” per la sicurezza USA. Secondo la sua bizzarra teoria soltanto gli Stati Uniti sarebbero in grado di garantirne la difesa militare: «Quello che chiedo è solo un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che però può avere un ruolo vitale nella pace mondiale e nella protezione globale. È una richiesta molto piccola rispetto a ciò che abbiamo dato loro per molti, molti decenni». Uno spazio vitale fatto di ghiaccio per il quale Trump rischia di sfasciare la NATO, litigare con l’UE e creare una inedita stagione conflittuale nei rapporti internazionali.
Il caso del “Board of Peace”
Anche il neonato Board of Peace non sembra sfuggire alla logica dello spazio vitale. Trump ha promosso questa organizzazione internazionale che avrebbe l’obiettivo di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”. Infatti, a partire da Gaza, il Board of Peace si annuncia come una organizzazione basata su interessi geopolitici ed economici degli USA molto espliciti. Insomma, un organismo di gestione degli spazi vitali nel mondo, che sembra attrarre anche il Presidente del Consiglio italiano, nonostante i vincoli imposti dalla Costituzione che per sua natura è molto lontana dalla ideologia che è alla base della geopolitica dello spazio vitale.
Lo spazio vitale nella strategia di Musk
Nonostante le continue iniziative trumpiane per la ricerca di nuovi spazi vitali, l’ultimo e più originale interprete del Lebensraum non è un capo di governo ma è l’uomo più ricco al mondo. Elon Musk sta ridefinendo lo “spazio vitale” spostandolo fuori dalla Terra. Attraverso la sua SpaceX, Musk il suo spazio vitale lo sta cercando nel cosmo, nel senso del sistema solare, e in particolare sulla Luna e su Marte per “rendere l’umanità una specie multi-planetaria”. È uno spazio vitale lontanissimo e futuribile ma che sembra interessare molto al magnate digitale che intende cercare un nuovo regno di dimensioni galattiche dove provare a trapiantare esseri umani e così privatizzare il sistema solare partendo dalla conquista del suolo di un mondo al momento inabitabile.
Il significato dietro il termine…
Fin dal suo originale uso geopolitico, il concetto di Lebensraum sembra servire ai suoi teorici per nascondere le loro incapacità di accettare la realtà in cui si trovano a vivere e ad agire e per giustificare le loro voglie di potere, le quali per potersi realizzare devono entrare in conflitto con il contesto in cui essi operano e con i soggetti di quel contento che diventano ostacoli per la loro volontà di potenza. Una terribile volontà che pur manifestandosi in contesti storici diversi, troppo spesso ha portato disordine e sciagure.
