SpaceX e il servizio mobile Starlink: oltre la SIM, una strategia di convergenza globale
Negli ultimi giorni il Financial Times ha riportato l’indiscrezione secondo cui SpaceX avrebbe comunicato ai propri investitori l’intenzione di lanciare un servizio mobile consumer Starlink negli Stati Uniti.
Più che leggerla come l’arrivo imminente di una “SIM Starlink”, questa notizia è interessante perché si inserisce in una traiettoria strategica molto più ampia.
Negli ultimi mesi SpaceX ha acquisito spettro mobile da EchoStar, si è mossa anche nelle aste AWS-3 negli Stati Uniti e ha contestato apertamente la proposta europea sulla banda satellitare a 2 GHz.
Direct-to-Device (D2D): la corsa alle frequenze terrestri
Il punto è semplice: per portare connettività Direct-to-Device sugli smartphone non bastano i satelliti. Servono frequenze compatibili, standardizzate e autorizzate.
Non a caso, finora i servizi D2D sono nati quasi sempre tramite partnership tra operatori satellitari e operatori mobili terrestri.
Verso una rete ibrida: SpaceX ridurrà la dipendenza dalle telco?
La domanda quindi non è solo se Starlink lancerà davvero una propria offerta mobile consumer.
La domanda più interessante è un’altra: SpaceX sta provando a ridurre la dipendenza dagli operatori terrestri e a posizionarsi per la futura convergenza tra reti mobili e reti satellitari?
Nel video provo a mettere ordine tra IPO, spettro, Direct-to-Device, limiti del modello satellitare puro e possibile evoluzione verso reti sempre più ibride.
