La corsa all’oro: le Banche Centrali potenziano le loro riserve. Perché e quali Stati stanno acquistando di più

| 08/01/2026
La corsa all’oro: le Banche Centrali potenziano le loro riserve. Perché e quali Stati stanno acquistando di più

Negli ultimi anni le Banche Centrali stanno acquistando sempre più oro, in particolare alcuni Paesi che puntano a potenziare le loro riserve auree. I dati e il caso dell’Italia

Il bene rifugio per antonomasia, l’oro, è il protagonista di una corsa all’acquisto da parte delle varie Banche Centrali nazionali che negli ultimi anni ha subito una decisa accelerata. A contribuire questa tendenza anche il fatto di non considerare la valuta del dollaro statunitense come punto di riferimento stabile, come dimostra l’imprevedibilità della politica USA in particolare dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.

La Cina accelera con gli acquisti, ma le riserve di oro più grandi le detengono ancora gli USA

È uno degli elementi utili anche ad inquadrare il fatto che la Cina guidi la classifica dei Paesi in termini di acquisti di oro da parte della propria Banca Centrale. Un trend che si sta sviluppando nell’ultimo quinquennio, sebbene nel 2024 abbiamo avuto un’impennata negli acquisti da parte della Polonia, anche per via delle incertezze geopolitiche e delle preoccupazioni legate all’aggressività della confinante Russia, e di Paesi come India e Turchia.

Tuttavia a primeggiare in termini di riserve auree messe da parte restano gli Stati Uniti, con 8.133 tonnellate al 2024 (23,9 grammi di oro pro capite in media), davanti alla Germania con 3.351 tonnellate e all’Italia, a quota 2.452 t.

Perché le riserve d’oro sono importanti per gli Stati

Cosa spinge ad accumulare riserve di oro? Tensioni e incertezze geopolitiche, come abbiamo detto, ma anche i rischi dovuti all’inflazione sono tra le cause che motivano una maggiore propensione al bene rifugio per mettersi al riparo dagli imprevisti che possono ripercuotersi sulle economie globali e nazionali. Ricordiamo che il metallo prezioso non è controllabile dagli Stati centrali e dagli organismi sovranazionali come avviene con le valute, e quindi non è esposto alle turbolenze politiche e alle fluttuazioni monetarie. E in tempi così incerti, l’oro assume ulteriormente lo status di porto sicuro.

Il caso dell’Italia e la corsa della Cina

L’Italia si dimostra tra i Paesi che più fanno riferimento all’oro come bene sicuro, con una media di 41,6 grammi di oro a persona. Come si nota parliamo di una media più alta perché rapportata ad una popolazione vicina ai 60 milioni, laddove per gli USA si tratta di 340 milioni di persone. Oro che, va detto resta di fatto proprietà della Banca d’Italia e la cui gestione non può essere trasferita per finanziare le necessità dello Stato.

Abbiamo però accennato che ci sono realtà che stanno cercando di recuperare il divario in termini di riserve auree, come la Cina che sta correndo con gli acquisti. Al momento la media di oro detenuto dalla popolazione è molto bassa, solo 1,6 grammi pro capite, considerando comunque che parliamo di 2.279,6 tonnellate totali di riserve (secondo i dati 2024) per una 1,42 miliardi di abitanti in Cina. Di sicuro le incertezze geopolitiche e l’affidabilità in picchiata degli Stati Uniti stanno spingendo ulteriormente Pechino nell’acquistare oro e svincolarsi così il più possibile dal dollaro americano.

Stesso dicasi per un’altra economia rampante dell’area, l’India, che ha aumentato le proprie riserve del 38% negli ultimi cinque anni, arrivano a 876,2 t totali (ma, considerata una popolazione di più di 1,40 miliardi di persone, la media pro capite è ancor più bassa della Cina: 0,6 g).

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