Il debito pubblico nel mondo cresce ancora: il caso degli Stati Uniti, la Cina che insegue, il problema dell’Italia

| 05/01/2026
Il debito pubblico nel mondo cresce ancora: il caso degli Stati Uniti, la Cina che insegue, il problema dell’Italia

Il debito pubblico dei Paesi nel mondo continua a salire: gli Stati Uniti, che con la Cina detengono poco più della metà dell’indebitamento globale, non arrestano la corsa. In Europa preoccupano Regno Unito e Francia, mentre l’Italia è considerata affidabile, ma il problema del debito resta.

Il debito pubblico globale continua a salire, con una crescita che al momento sembra pressoché inarrestabile. E alcune situazioni particolari che coinvolgono Paesi di primi piano.

Il debito pubblico degli Stati Uniti continua a salire (e pesano gli interessi)

Anzitutto, secondo i dati del FMI riportati nel World Economic Outlook del 2025si evince subito come Stati Uniti e Cina da soli rappresentino il 51,8% del debito pubblico dell’intero pianeta. Per quanto riguarda gli USA, un dato che colpisce sono gli interessi sullo stesso debito, che ammontano a circa 1.000 miliardi di dollari annui. Interessi che rappresentano un freno alla crescita e agli investimenti pubblici. Con costi di finanziamento che diventano sempre più alti sia per le imprese che per le famiglie e gli individui.

E intanto, lo scorso ottobre il Dipartimento del Tesoro aveva comunicato la portata del debito federale, giunto a superare i 38.000 miliardi di dollari, 1.000 miliardi in più rispetto a due mesi prima. Non è un semplice dettaglio, ma una spia del fatto che siamo di fronte ad una crescita rapida ed impetuosa. Grava la spesa sui citati interessi, ma anche la spesa in deficit, oltre alle incertezze che in quel periodo riguardavano lo shutdown delle attività pubbliche federali in assenza di un accordo del Congresso sul debito, poi trovato seppur a fatica.

Ma il momento resta delicato, se è vero che il Bureau of Fiscal Service del Dipartimento del Tesoro riporta nella relazione finanziaria per l’anno fiscale 2024 una situazione fiscale ormai insostenibile.

Luci ed ombre dell’economia americana. Lo storico sorpasso sull’Italia

Secondo l’istituto di credito svizzero EFG International gli Stati Uniti saranno “l’economia avanzata con la crescita più rapida nel 2026”, un parere che mette d’accordo altri analisti finanziari. Questo grazie a settori innovativi come l’Intelligenza Artificiale, un rapporto debito/PIL al 3%, la produzione di greggio in crescita e tassi d’interesse in diminuzione così come i costi dell’energia. Ma su tutto ciò resta sempre lo spettro del debito.

Nel 2024 il rapporto debito/PIL si è attestato al 122% ma secondo il FMI entro il 2030 questo valore salirà al 143,4%. Con una situazione che diverrebbe storica, perché secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale entro il decennio l’Italia, che attualmente è al 135% per poi toccare il 138,5% nel 2027, vedrà ridurre il proprio rapporto debito/PIL al 137%. Comunque al di sotto degli USA: un fatto pressoché inedito.

La Cina alle prese con la bolla immobiliare

Nella classifica dei debiti mondiali, al secondo posto troviamo la Cina, con un indebitamento che ha sfiorato un aumento di 2,2 trilioni di dollari, per un totale attuale di 18,7 trilioni. La spada di Damocle sui conti di Pechino è il mercato immobiliare, che continua a vivere una fase molto critica come analizzato di recente dall’Economist. L’agenzia Reuters inoltre ha svelato come i prezzi delle nuove case in Cina, secondo i dati, siano calati del 2,2% rispetto al 2024. Pesa un eccesso di offerta rispetto alla domanda, uno dei motivi fondanti alla base di crisi economiche.

Il debito pubblico francese preoccupa, l’Italia stabile ma l’indebitamento resta un problema

Dietro poi al Giappone, il cui rapporto debito/PIL tocca il 230%, spiccano nella classifica delle nazioni al mondo con il maggiore indebitamento Regno Unito e Francia. Quest’ultima in Europa è al terzo posto dietro Grecia e Italia, con un debito di 3.482,2 miliardi di euro registrato alla fine del terzo trimestre 2025: tra luglio e settembre c’è stata una crescita di 65,9 miliardi, portando il rapporto debito/PIL al 117,4%. In questo caso non aiutano le turbolenze politiche, con un susseguirsi di governi dalle maggioranze non chiare e stabili.

L’Italia quindi non è più il malato d’Europa (basti vedere anche il nostro spread), con un deficit tenuto sotto il livello di guardia (prossimo ad attestarsi sotto il 3% secondo le stime) e la stabilità politica che tranquillizza i mercati. Tuttavia, come abbiamo visto il nostro debito resta sempre elevato. Non aiuta una crescita dello zero virgola nel 2026 (0,7% per la precisione, con un leggero aumento allo 0,9 nel 2027), anno in cui finirà l’effetto dei fondi del PNRR, strumento che ora dovrà dimostrare i suoi effetti sulla crescita economica del Paese dopo la messa a terra degli investimenti.

L’articolo qui pubblicato rientra in una collaborazione tra IF-Italia nel Futuro e Visual Capitalist, che ci consente di attingere alle sue banche dati.
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