Intervista ad Eugenio Albamonte, Sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, su dubbi, incertezze e nuovi metodi derivanti dall’uso di intelligenza artificiale nelle attività investigative.
L’IA nell’attività investigativa ha un contesto normativo che ne regoli e faciliti un uso corretto e produttivo in ambito di attività investigativa o prevalgono le iniziative individuali del singolo magistrato?
Ma l’IA produce una quantità enorme di dati. Si tratta di dati che rispondono ai criteri a un tempo sicurezza ed accessibilità necessari per assicurare i livelli di protezione necessari?
Da qui l’esigenza di sviluppare sistemi proprietari che assicurino indipendenza e sovranità del dato ponendolo sotto la certezza giurisdizionale del nostro Paese.
Queste considerazioni aprono una voragine di incertezza che scaturisce dal sistema di appalti di prodotti e servizi digitali indirizzati all’amministrazione della Giustizia.