Dopo la K di Keyword Capitalism, il Webbolario del prof. Enrico Bisenzi arriva alla L come Loghi: i simboli visivi che dovrebbero rappresentare identità, valori e visioni, ma che nel web contemporaneo rischiano sempre più spesso di ridursi a segni intercambiabili, riconoscibili ma vuoti.
🎨 Il logo nasce come condensato di senso: una forma capace di raccontare una storia, evocare un’appartenenza, rendere visibile un progetto culturale prima ancora che commerciale. Nel digitale, però, la sua funzione si è progressivamente spostata dalla rappresentazione al riconoscimento immediato, dalla costruzione di significato alla semplice identificabilità nello scorrere infinito dei feed.
📐 Minimalismo estremo, geometrie standardizzate, colori “sicuri”, font senza carattere: i loghi si assomigliano sempre di più perché sono progettati per funzionare ovunque e soprattutto sugli algoritmi, non per distinguere davvero. Il risultato è una grammatica visiva piatta, in cui l’identità viene sacrificata alla compatibilità e la memoria all’ottimizzazione.
🧠 Nel capitalismo delle piattaforme, il logo diventa un’icona-filtro: deve essere leggibile in pochi pixel, adattabile a ogni contesto, performante in A/B test continui. Ma quando tutto è pensato per non disturbare, nulla resta impresso. Il segno sopravvive, il senso si assottiglia.
🤖 Anche qui l’intelligenza artificiale accelera il processo: generazione automatica di loghi, moodboard standard, identità visive “statisticamente efficaci”. Non errori grossolani, ma riproduzioni corrette di ciò che già esiste. Il rischio non è l’inesattezza, ma l’omologazione estetica.
🧭 L’episodio invita a ripensare il ruolo dei loghi nel web: non come semplici marchi di riconoscimento, ma come atti di responsabilità simbolica. Un logo non è solo ciò che si vede, ma ciò che resta. E ciò che resta dovrebbe dire qualcosa.
🎓 Perché nel Webbolario, saper leggere il digitale significa anche riconoscere quando un segno comunica e quando, invece, si limita a occupare spazio visivo.
📅 Ogni mercoledì, una nuova lettera per imparare a decifrare il web — prima che il web riduca tutto a icona.
Chi è il prof. Enrico Bisenzi
Esperto di comunicazione digitale e media education, Enrico Bisenzi è tra i più autorevoli divulgatori italiani nel campo dell’accessibilità, dell’usabilità e della comunicazione inclusiva online.
Docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma collabora con molte altre istituzioni accademiche tra cui ABA e Isia di Firenze, sua citta’ natale, e si occupa di alfabetizzazione digitale e cittadinanza consapevole.
Con uno stile lucido, ironico e interdisciplinare, il prof. Bisenzi esplora i meccanismi del web contemporaneo — dalle parole che usiamo agli strumenti che plasmano la nostra attenzione — con l’obiettivo di fornire chiavi di lettura critiche e operative per orientarsi nel mondo digitale.