L’AI che demolisce le rendite di posizione. Dalla fuffa SEO alle lobby editoriali

| 05/01/2026
Rappresentazione visiva dell’intelligenza artificiale che rende accessibile l’informazione, con flussi di dati digitali che collegano una comunità di persone a una rete di conoscenza condivisa

Per decenni, il web e l’editoria sono stati dominati da chi sapeva manipolare i sistemi a proprio vantaggio, a scapito del pubblico. Ora l’intelligenza artificiale sta smantellando queste rendite di posizione, e chi ne beneficiava grida al furto. Ma è davvero così, o stiamo assistendo alla democratizzazione dell’informazione?

In effetti l’AI sta compiendo una rivoluzione democratica: sottrae il controllo dell’informazione a chi l’aveva monopolizzata attraverso sotterfugi e rendite di posizione, restituendola al grande pubblico.

Questo terrorizza chi aveva costruito imperi sulla manipolazione dei sistemi. Le lobby del web e dell’editoria sono arroccate per difendere i loro regni, presentando uno stato di fatto iniquo come un diritto, come un’arma per proteggere privilegi ottenuti in modo molto discutibile.

Il web della fuffa: come il SEO ha tradito i lettori

Per anni il web è stato ostaggio di una logica perversa: migliaia di siti hanno prodotto contenuti progettati per ottimizzare gli algoritmi SEO e per allungare i tempi di lettura, non per dare informazioni veramente chiare utili ai lettori. Articoli interminabili, pieni di ripetizioni e premesse inutili, dove l’informazione utile era sepolta sotto montagne di parole vuote e banner pubblicitari.

L’obiettivo? Posizionarsi primi su Google e massimizzare i ricavi pubblicitari. Non importava servire il lettore: importava manipolare l’algoritmo e sfruttare l’utente, costretto a scrollare all’infinito prima di trovare – forse – la risposta cercata.

Così sia Google sia i lettori avevano perso la guerra contro il SEO. I primi risultati non erano i migliori, ma i più ottimizzati. Il motore di ricerca era diventato uno strumento al servizio dei manipolatori, non degli utenti.

Adesso con l’AI Overview, tutto questo crolla. Google estrae l’informazione utile e la presenta direttamente. Finalmente l’utente ottiene la risposta in tre righe invece di navigare attraverso deserti di fuffa. E chi si lamenta? Proprio chi ha costruito fortune su quella fuffa, chi ha tradito il lettore per compiacere l’algoritmo e guadagnare in modo evidentemente scorretto.

Le lobby editoriali: un altro castello di carte

Ma il fenomeno non si limita al web. L’intera industria editoriale è in subbuglio, con lobby di editori, scrittori e traduttori che gridano al furto quando l’AI viene addestrata sui libri.

Al recente Salone del libro di Francoforte, qualcuno ha persino paragonato l’uso dei libri per addestrare l’AI alla ricettazione. Ma se i libri sono stati comprati legalmente o l’informazione presa dal web pubblico, dov’è il problema? Se compri un libro e lo dai da leggere a tua nonna, è ricettazione?

La verità è un’altra: per decenni queste lobby hanno prosperato grazie a una spudorata connivenza con politici compiacenti, accumulando diritti su diritti. Gli editori hanno sfruttato gli scrittori pagandoli una miseria. I traduttori hanno svolto un lavoro noioso che oggi non serve più. E tutti, invece di adattarsi a un nuovo modello di lavoro, come è normale quando il mondo cambia, vorrebbero fermare il progresso per proteggere le loro poltrone ormai inutili.

Per secoli gli scrittori si sono ispirati agli scritti di altri senza pagare nulla. La cultura si è sempre costruita sull’accumulo e la rielaborazione di conoscenza preesistente. Ma ora che l’AI fa lo stesso – in modo più efficiente – improvvisamente è un furto!

Cosa dovremmo dire allora di una SIAE a cui un certo governo ha regalato una percentuale sul costo dei supporti digitali che utilizziamo per memorizzare software e dati? O di una Disney che ha ottenuto da Congresso americano ben due estensioni dei diritti, passando da 56 anni a 75 e poi a 95?

Il luddismo dell’Era digitale

Come hanno dovuto cambiare lavoro gli scrivani dopo Gutenberg o i maniscalchi con l’avvento dell’automobile, così oggi chi svolge attività diventate inutili dovrebbe cambiare mestiere, non continuare a svolgere attività inutili, pesando su chi svolge attività più utili.

Invece siamo di fronte a un nuovo luddismo. Come gli operai che distruggevano i telai meccanici nell’Ottocento, scrittori, editori, traduttori e blogger vogliono bloccare l’AI e fermare il progresso per salvare i loro privilegi, ovviamente sensibilizzando i politici in caccia di voti. E qualcuno parla persino di imporre gabelle all’AI a favore di chi è diventato inutile: guadagnare senza fare nulla, il massimo del parassitismo!

Ma il mondo non si ferma. Chi ha intelligenza e voglia di adattarsi cambia attività: controllo di processo, reti di messaggistica, sviluppo software, telefonia, internet, AI. Il mondo evolve e bisogna seguirlo.

Chi invece preferisce uscire con gli amici la sera e guardare la partita la domenica è libero di scegliere. Ma sarebbe una grande ingiustizia dargli anche una rendita di posizione, mentre gli altri devono studiare, lavorare e adattarsi per portare a casa uno stipendio.

La democratizzazione dell’informazione

In realtà l’AI non sta rubando nulla: sta restituendo l’informazione alla collettività, demolendo i parassiti che si erano interposti tra le persone e la conoscenza.

Finalmente conta l’informazione, non:

  • Quanto sei bravo a manipolare gli algoritmi
  • Quanti paragrafi di fuffa riesci a infilare tra l’utente e la risposta
  • Quanti intermediari inutili riesci a mantenere nella catena del valore
  • Quante lobby politiche riesci a condizionare per proteggere i tuoi privilegi

Conta la sostanza. La chiarezza. L’utilità reale. L’accessibilità per tutti, non per pochi privilegiati.

Chi costruisce il proprio successo sulla manipolazione degli strumenti, sul monopolio dell’informazione, sulle rendite di posizione ottenute con sotterfugi, non può lamentarsi quando gli strumenti evolvono e le rendite crollano.

L’AI sta minando il potere delle lobby a favore del grande pubblico. Sta democratizzando l’accesso alla conoscenza. Sta eliminando intermediari parassitari che per troppo tempo hanno prosperato a danno dei molti e a vantaggio dei pochi.

Non è un furto. È giustizia. È progresso. È la fine di un’era di manipolazione e l’inizio di una informazione finalmente al servizio di chi lo usa, non di chi lo sfrutta.

E se questo terrorizza chi viveva di rendita, beh… benvenuti nel mondo reale, dove tutti hanno sempre dovuto adattarsi o perire.

Barberio & Partners s.r.l.

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