La dittatura dei Social: quando Facebook sostituisce la Realtà

| 19/03/2025

L’avvento dei social media ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, informarci e interagire. Tuttavia, questa rivoluzione ha anche un lato oscuro, con effetti negativi che si insinuano sempre più profondamente nel tessuto della nostra vita quotidiana.

La dipendenza dai social media, in generale, sta alterando profondamente le nostre abitudini e attività quotidiane, con conseguenze negative per l’informazione, il commercio e la cultura. Facebook, in particolare, sta diventando un sostituto pericoloso per attività e strumenti tradizionali, alterando il nostro modo di vivere e lavorare.

È fondamentale prendere coscienza di questa deriva e agire per ripristinare un equilibrio tra il mondo illusorio dei social e la realtà. Due semplici esempi, probabilmente ignorati da tutti, di quanto sta succedendo in due settori importanti, possono dare un’idea di come questa situazione si estenda anche a contesti che non ci saremmo mai aspettati.

L’Illusione della semplicità: piccole imprese e la trappola di Facebook

Un numero crescente di piccole imprese sta abbandonando la creazione di siti web professionali a favore di una semplice pagina Facebook. Questa scelta, apparentemente conveniente, si rivela presto limitante. Un post può annunciare un’offerta, ma non può sostituire un sito web completo, con informazioni dettagliate sull’azienda, i prodotti, i servizi, la storia e i contatti. La mancanza di un sito web limita la visibilità online, l’affidabilità e la professionalità dell’azienda, relegandola a una dimensione amatoriale.

La degenerazione dei Motori di Ricerca: quando Facebook prende il posto dell’informazione

I motori di ricerca, una volta fonti affidabili di informazione, stanno cedendo sempre più spazio ai post di Facebook. Questa tendenza è allarmante, poiché i post di Facebook, spesso privi di verifica e autorità, non possono competere con la qualità e l’accuratezza delle informazioni presenti sui siti web. Il risultato è un’esperienza di ricerca degradata, in cui le “chiacchiere” dei social media prendono il posto di contenuti informativi e affidabili.

Le ragioni della deriva

La deriva verso una dipendenza eccessiva da Facebook e dai social media in generale è un fenomeno complesso, con radici profonde nella nostra cultura e nelle dinamiche del mondo digitale.

 In primo luogo, la facilità d’uso di queste piattaforme le rende estremamente attraenti, specialmente per chi ha poche competenze tecniche. In secondo luogo, la percezione di immediatezza che i social media offrono crea un’illusione di comunicazione diretta e istantanea con il pubblico, alimentando un senso di urgenza e di gratificazione immediata.

Inoltre, l’algoritmo di Facebook, progettato per massimizzare l’interazione degli utenti, privilegia i contenuti che generano coinvolgimento, come i post, a discapito dei siti web e di altre forme di informazione più strutturate.

Infine, la cultura della pigrizia, che ci spinge a cercare soluzioni rapide e facili, la mancanza di consapevolezza dei limiti e dei rischi di soluzioni semplicistiche e, diciamolo pure, l’ignoranza abissale che circonda le nuove tecnologie di Comunicazione, sono a mio avviso le cause più evidenti di questa deriva.

Le conseguenze

Le conseguenze di questa dipendenza sono molteplici e preoccupanti. Innanzitutto, le imprese che utilizzano solo Facebook rischiano di perdere credibilità e professionalità, poiché la mancanza di un sito web può essere interpretata come una mancanza di impegno e di serietà. In secondo luogo, la diffusione di disinformazione è facilitata dalla prevalenza di post di Facebook nei motori di ricerca, che spesso mancano di verifica e di autorità.

Un’altra conseguenza grave è l’impoverimento dell’informazione online, con la perdita di fonti autorevoli e verificate a favore di contenuti superficiali e spesso inaffidabili. Un problema gravissimo che non si limita solo a settori specifici, ma colpisce tutto il mondo che ruota attorno all’informazione, con particolare evidenza nel giornalismo e nella politica,

E in uno scenario a lungo termine la dipendenza da una singola piattaforma rende gli utenti e le imprese vulnerabili alle politiche e ai cambiamenti di Facebook, che possono avere un impatto significativo sulla loro visibilità e sulla loro attività.

Abbiamo già avuto l’esempio di come un cambio della proprietà ha potuto cambiare radicalmente l’approccio di Twitter con quello di X: allo stesso modo una semplice decisione strategica sul modello di business di Facebook potrebbe avere effetti devastanti su tutte le realtà economiche che si legano a questo contesto.

Che fare?

Per contrastare questa pericoloso trend possiamo elencare una serie di interventi che sarebbero auspicabili in un mondo ideale, ma che nel mondo reale nessuno ha interesse a promuovere.

In una visione a lungo termine l’elemento chiave è la scuola. Oggi l’Italia è ancora legata a programmi didattici ottocenteschi, strenuamente sostenuti da una classe di professori per lo più con competenze superate e contrari al rinnovamento. Basta sentire le tante sciocchezze che si dicono per esaltare la cultura classica.

Pesanti programmi di aggiornamento professionale per i docenti, introduzione metodologie didattiche più efficaci, approccio interdisciplinare ed educazione orientata alle competenze, anziché alla mera trasmissione di nozioni sono esigenze improrogabili.

La priorità della scuola non è più creare una élite salottiera, come nell’Ottocento, ma formare una nuova popolazione che sappia affrontare le sfide di un mondo tecnologico in continuo cambiamento ed estremamente competitivo. Quindi il primo passo è comprendere a fondo l’uso e la logica dei media che utilizziamo, con cui possiamo condizionare o da cui possiamo essere condizionati.

In secondo luogo, è necessario educare gli utenti sull’importanza di verificare le fonti di informazione e di sviluppare un pensiero critico nei confronti dei contenuti. I motori di ricerca dovrebbero essere incentivati a privilegiare contenuti di qualità e autorevoli, adottando criteri di valutazione più rigorosi e trasparenti.

Nell’ultimo secolo siamo passati da un mondo basato sui prodotti a un mondo basato sull’informazione. Ma mentre per certificare la qualità e l’origine dei prodotti sono state create leggi e organismi di certificazione, cosa si è fatto di analogo per l’informazione?

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