Welfare: la PA spende in welfare il 90% in meno del settore privato

| 08/07/2026
Welfare: la PA spende in welfare il 90% in meno del settore privato

L’analisi di FLP evidenzia un forte divario negli investimenti destinati ai benefit per i dipendenti pubblici: la pubblica amministrazione destina al welfare una quota molto piccola della spesa complessiva per gli stipendi dei dipendenti, pari a circa lo 0,11%.

La pubblica amministrazione continua a investire molto meno del settore privato nel welfare destinato ai propri dipendenti. È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla società di analisi Bigda per FLP e presentata durante l’assemblea annuale del sindacato dal titolo “Contrattazione e welfare nel pubblico impiego: diritti, servizi, futuro”. In particolare, lo studio intende misurare lo stato del welfare all’interno della pubblica amministrazione, fotografando un divario significativo nella diffusione dei benefit e dei servizi di welfare rivolti ai circa 3,7 milioni di lavoratori pubblici. 

Dall’analisi emerge che la quota destinata al welfare nella Pubblica Amministrazione rappresenta appena lo 0,11% della spesa complessiva per il personale, mentre nel settore privato la stessa incidenza si attesta generalmente tra l’1% e il 2%. Un differenziale che si riflette sull’offerta di strumenti a sostegno del benessere dei lavoratori.

Tra gli aspetti evidenziati figura anche il diverso trattamento fiscale dei benefit aziendali. Nel pubblico il limite per la tassazione agevolata è fissato a 800 euro, mentre nel settore privato può arrivare fino a 5.000 euro nelle situazioni previste dalla normativa, consentendo una maggiore diffusione di misure di welfare.

Altro tasto dolente è quello della sanità integrativa, ancora poco diffusa nella Pubblica Amministrazione, mentre nel settore privato rappresenta ormai una componente consolidata di molti contratti collettivi. Lo stesso vale per i flexible benefit, ovvero l’insieme di beni e servizi che il datore di lavoro offre in aggiunta alla retribuzione: strumenti sempre più diffusi nelle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, ma ancora scarsamente presenti nel pubblico.

Un altro ambito in cui emerge un divario riguarda il benessere psicologico. I programmi di supporto ai dipendenti, sempre più presenti nelle grandi aziende private, risultano ancora poco sviluppati nella PA, nonostante alcuni comparti pubblici siano particolarmente esposti a situazioni di stress lavorativo e rischio di burnout.

I dati presentati confermano cio’ che FLP denuncia da anni” – osserva il segretario generale di Flp Marco Carlomagno – “il welfare nella Pubblica Amministrazione e’ il grande assente delle politiche del lavoro pubblico. I numeri impietosi della ricerca, che chiarisce in modo inequivocabile il gap tra settore pubblico e privato, sono la dimostrazione che in questo campo e’ necessario investire, superando i vincoli normativi che ne penalizzano l’attuazione, permettendo alle amministrazioni di stanziare su questa importante voce non solo parte dei fondi del personale in contrattazione decentrata, ma soprattutto risorse disponibili nei bilanci, accantonate e non utilizzate“.

Nel complesso, lo studio evidenzia come il welfare aziendale rappresenti ancora un’area di sviluppo per la pubblica amministrazione. L’ampliamento di strumenti quali assistenza sanitaria integrativa, benefit flessibili, programmi per il benessere organizzativo e previdenza complementare potrebbe contribuire a migliorare la qualità dell’ambiente di lavoro, favorendo un migliore equilibrio tra vita privata e attività professionale e aumentando l’attrattività del lavoro pubblico, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Per approfondire i temi dell’incontro, guarda il video completo

https://www.youtube.com/live/K7Bnbm-TwqM

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