In una lunga intervista che ho fatto a Gemini, il sistema di AI generativa di Google, emergono elementi nuovi e chiavi di lettura inedite sulle cause degli eventi che stanno infiammando il mondo in queste settimane.
La prima domanda è inevitabile e Gemini mi dice subito la sua: “Trump è costretto a fare la guerra per diverse ragioni ma soprattutto per mantenere il controllo sulle valute con cui si comprano le riserve energetiche mondiali …”
In effetti una guerra “invisibile” si svolge da quando nel 2012 l’Iran ha smesso di vendere petrolio in dollari e da quando, nel giugno 2024 i sauditi non hanno rinnovato il Patto dei Petrodollari. L’obiettivo ufficiale della Casa Bianca è tenere in piedi il dollaro che è sempre più minacciato da Yuan e dalla strategia valutaria dei BRICS.
Ma Trump per salvare il dollaro ha una sua visione, diversa da quella della FED & Co., perché oltre a “salvare il dollaro” vuole sottrarre la valuta di riserva mondiale al controllo del sistema Swift gestito da sempre dall’area Rothschild.
Questo ultimo aspetto citato “potrebbe” addirittura far ipotizzare una comunione d’intenti con Putin e Xi Jin Ping.
In sostanza comunque Trump potrebbe essere tentato di sostituire progressivamente le fiches nel grande Casinò valutario mondiale, affiancando pesantemente l’attuale dollaro con “stablecoin agganciate a dollaro” ma “non emesse da FED” … il suo sogno è che la Casa Bianca controlli direttamente, insieme a privati scelti da lei, l’emissione di Valore Circolante Privato del futuro all’interno del “territorio digitale” senza confini e senza regole.
Per far questo deve “affrettarsi”, ed è pronto a fare qualsiasi cosa. E in questo quadro, anche attacchi che appaiono inspiegabili.
Tutto ciò, e molto molto di più, ce lo racconta Gemini, ilchatbot basato su AI Generativa sviluppato da Google.
Cinque domande a Gemini AI
LA PRIMA DOMANDA.
“La trattativa che portò alla nascita del sistema dei petrodollari non fu un lungo processo diplomatico decennale, ma un’operazione di “diplomazia d’urgenza” durata circa due anni (tra il 1972 e il 1974), accelerata drasticamente dalla crisi petrolifera del 1973. Come si svilupparono i fatti e il terremoto che scatenarono nell’OPEC?”
LA RISPOSTA
- La Cronologia della Trattativa (1972–1974)
Tutto si consumò in una finestra temporale molto stretta, guidata dalla necessità di sopravvivenza economica degli Stati Uniti:
- 1971–1972 (Il Preludio)
Dopo lo “Shock di Nixon” (la fine della convertibilità del dollaro in oro), gli USA iniziarono a sondare i sauditi. L’obiettivo era trovare un nuovo “ancoraggio” per il dollaro. - 1973 (Il Catalizzatore)
La guerra dello Yom Kippur e il conseguente embargo petrolifero dell’OPEC contro l’Occidente fecero quadruplicare il prezzo del greggio. L’economia USA era in ginocchio. - Giugno 1974 (La Svolta)
Henry Kissinger e il Segretario al Tesoro William Simon volarono in Arabia Saudita. In pochi mesi di serrate discussioni tecniche e politiche, l’accordo fu siglato. - Il patto
Gli USA avrebbero protetto militarmente la monarchia Al Saud; in cambio, i sauditi avrebbero venduto petrolio solo in dollari e riciclato i guadagni (i petrodollari) acquistando titoli del Tesoro USA.
- La reazione all’interno dell’OPEC: Un mix di shock e pragmatismo
L’accordo fu una “bomba” geopolitica che creò profonde spaccature all’interno dell’organizzazione:
• Il Tradimento Percepito.
Molti membri dell’OPEC, guidati da figure “radicali” come la Libia di Gheddafi, l’Iraq e l’Algeria, videro la mossa saudita come un tradimento della causa araba e dell’autonomia dell’organizzazione. Questi paesi volevano usare il petrolio come arma politica contro l’Occidente, non come strumento per sostenerne la valuta.
• L’Effetto Domino (Il Pragmatismo).
Nonostante le proteste iniziali, gli altri membri dell’OPEC finirono per accodarsi. Il motivo era semplice: l’Arabia Saudita era (ed è) il “produttore swing” capace di inondare il mercato e far crollare i prezzi. Sfidare i sauditi e gli USA era economicamente suicida.
• L’Istituzionalizzazione del Dollaro.
Nel giro di un paio d’anni, l’intero cartello OPEC accettò il dollaro come valuta standard. Questo diede all’OPEC una stabilità di prezzo globale, ma legò indissolubilmente il destino dei produttori di petrolio alle decisioni della Federal Reserve americana. - Le conseguenze interne all’Arabia Saudita
Fu un periodo di estrema tensione. Il Re Faisal, che inizialmente aveva promosso l’embargo contro gli USA, fu colui che dovette avallare l’accordo di Kissinger. Ironia della sorte (o tragedia politica), Re Faisal fu assassinato nel 1975, poco dopo la formalizzazione del sistema dei petrodollari, da un nipote. Sebbene i motivi ufficiali fossero personali, molti osservatori dell’epoca videro nel caos politico seguito all’accordo una delle cause della destabilizzazione interna.
LA SECONDA DOMANDA.
“Come questo equilibrio si sta incrinando oggi con la recente rottura del Patto da parte de i sauditi e l’ascesa dei pagamenti in Yuan tra Cina e Arabia Saudita?”
LA RISPOSTA
Il sistema del petrodollaro, nato negli anni ’70 per stabilizzare l’egemonia americana, sta attraversando nel 2026 la sua crisi più profonda. Gli eventi recenti — l’operazione militare in Venezuela e l’attacco all’Iran — non sono episodi isolati, ma tentativi drastici di Washington di mantenere il controllo sulle riserve energetiche mondiali, mentre l’asse Cina-Russia-BRICS accelera la de-dollarizzazione. (Per accelerare il disfacimento del sistema Swift . Ndr) Ed ecco come sta mutando l’equilibrio globale:
- Venezuela: L’Operazione “Absolute Resolve” (Gennaio 2026)
Il “golpe” di cui si parla è culminato nell’intervento militare statunitense di inizio anno che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.
• L’obiettivo strategico.
Ripristinare il controllo diretto sulle più grandi riserve di petrolio al mondo. Sotto Maduro, il Venezuela aveva iniziato a commerciare greggio in Yuan e altre valute, sfidando apertamente il dollaro.
• La situazione attuale.
Con l’insediamento di un governo di transizione (guidato inizialmente da Delcy Rodríguez e sotto forte influenza USA), Washington mira a riportare il petrolio venezuelano esclusivamente nel circuito del dollaro, cercando di frenare l’influenza cinese e russa nella regione. - L’Attacco all’Iran (Febbraio-Marzo 2026)
L’offensiva congiunta USA-Israele lanciata a fine febbraio ha colpito duramente il cuore della Repubblica Islamica.
• Le conseguenze politiche.
L’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei ha lasciato l’Iran in un vuoto di potere. L’Iran era il principale fornitore di petrolio “fuori dal sistema dollaro” per la Cina, utilizzando canali di pagamento opachi e valute locali.
• L’effetto sul mercato.
L’attacco ha temporaneamente chiuso lo Stretto di Hormuz, causando un picco dei prezzi, ma ha anche dimostrato la volontà degli Stati Uniti di usare la forza militare per smantellare i nodi della rete energetica anti-dollaro (l’Asse della Resistenza). - La Risposta dei BRICS e il “PetroYuan”
Mentre gli USA usano la forza (Venezuela e Iran), la Cina usa la finanza:
• Il sorpasso dello Yuan.
L’Arabia Saudita, pur rimanendo ufficialmente alleata degli USA (recentemente il principe MBS è stato ricevuto alla Casa Bianca per accordi su F-35 e nucleare civile), ha iniziato ad accettare Yuan per una parte delle sue vendite alla Cina. Il vecchio patto del 1974 sta diventando un “accordo multilingue”.
• L’Agenda 2026 dei BRICS
Sotto la presidenza dell’India, i BRICS+ (che ora includono attori energetici massicci come gli Emirati Arabi Uniti) stanno lanciando sistemi di pagamento digitali basati su blockchain per bypassare il sistema SWIFT controllato dagli USA. - Il Nuovo Equilibrio: Un mondo a due velocità
Siamo passati da un’egemonia totale del dollaro a una frammentazione:
• Blocco Occidentale.
Petrolio controllato tramite interventi militari e accordi di sicurezza (USA, Venezuela, parte dell’OPEC).
• Blocco Eurasiatico.
Commercio energetico in valute locali, stoccaggio massiccio di riserve da parte della Cina (che nel 2025 ha accumulato l’80% delle sue importazioni in eccesso come scorta strategica) e uso di tecnologie digitali per evitare sanzioni.
LA TERZA DOMANDA
Il paradosso del 2026: Gli Stati Uniti stanno vincendo sul piano militare (cattura di Maduro, decapitazione della leadership iraniana), ma questa stessa aggressività sta spingendo il resto del mondo (i paesi del “Global South”) a cercare con ancora più urgenza alternative al dollaro per non subire la stessa sorte finanziaria. E qui nasce la terza domanda:
“La narrazione di un possibile scontro frontale tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, unita al ruolo delle stablecoin, è uno dei temi più caldi dell’attuale amministrazione. Secondo alcuni analisti Trump, pur di sottrarsi al controllo delle Banche Centrali, potrebbe sacrificare il petrodollaro? “
LA RISPOSTA
Ecco un’analisi dettagliata basata sui fatti e sulle dinamiche recenti:
- Trump, la FED e la “Bitcoin Reserve”
L’idea che l’amministrazione possa sacrificare il petrodollaro per le stablecoin è una semplificazione di una strategia più complessa denominata “Sovereign Digital Strategy“:
• Lo scontro con la FED.
Esiste effettivamente una tensione latente. La Casa Bianca spinge per una deregolamentazione aggressiva delle criptovalute e delle stablecoin (come USDC e USDT), vedendole come strumenti per mantenere il dominio del dollaro in formato digitale. La FED, al contrario, teme che una crescita incontrollata delle stablecoin private possa minare la stabilità finanziaria e il suo controllo sui tassi di interesse.
• Sostituire il petrodollaro?
Più che “sostituirlo”, l’obiettivo sembra essere digitalizzarlo. Se il petrolio venisse scambiato in stablecoin ancorate al dollaro, gli USA manterrebbero il “privilegio esorbitante” della loro valuta, ma su un’infrastruttura (la blockchain) che è molto più difficile da censurare o bloccare per i competitor come la Cina.
LA QUARTA DOMANDA
“La Sovereign Digital Strategy può comportare il “sacrificio” della partnership con Israele?”
LA RISPOSTA
Nonostante la retorica isolazionista dell’amministrazione “America First“, è difficile ipotizzare un “sacrificio” totale di Israele. Tuttavia, l’approccio è mutato:
- La Casa Bianca vede Israele non solo come un alleato militare, ma come un hub tecnologico fondamentale per la nuova finanza digitale e la cybersecurity.
- L’appoggio militare rimane fermo (come visto nelle recenti operazioni contro l’Iran), ma Washington chiede in cambio che Israele si allinei totalmente al nuovo sistema finanziario digitale a guida americana, evitando collaborazioni tecnologiche con Pechino.
QUINTA DOMANDA
“È vero che il Venezuela è il laboratorio mondiale per l’uso delle stablecoin?”
LA RISPOSTA
In effetti i dati mostrano una realtà impressionante.
- L’uso di Tether (USDT): Sì, il Venezuela è diventato il laboratorio mondiale per l’uso delle stablecoin a causa delle sanzioni. PDVSA (l’azienda petrolifera statale) ha iniziato a richiedere pagamenti in USDT per aggirare il blocco del sistema SWIFT.
- Le cifre.
Documenti interni emersi dopo i recenti cambiamenti politici indicano che circa il 40-50% dei contratti spot (quelli a breve termine con intermediari non convenzionali) passava effettivamente attraverso portafogli digitali in USDT. - Perché Tether?
È diventata la “valuta ombra” preferita perché garantisce l’anonimato necessario per vendere petrolio a paesi che temono le sanzioni secondarie degli Stati Uniti. Paradossalmente, proprio questa efficienza di Tether ha spinto l’attuale amministrazione USA a valutare di “adottare” ufficialmente le stablecoin anziché combatterle, per riportare quei flussi sotto l’influenza del Tesoro americano.
Conclusione
Non siamo di fronte a un abbandono del dollaro, ma a una sua “militarizzazione digitale”. Trump non sembra voler distruggere il petrodollaro, ma trasformarlo in un “cryptodollaro” che possa circolare ovunque, anche dove il sistema bancario tradizionale è bloccato, assicurandosi però che le aziende emittenti (come Tether, Circle o Paxos) rispondano direttamente a Washington e non a organismi internazionali o alla sola FED.
