L’era del prompt sponsorizzato: l’IA mentre risponde inizia a vendere

| 03/02/2026
L’era del prompt sponsorizzato: l’IA mentre risponde inizia a vendere

Più di un miliardo di persone al mondo dialogano quotidianamente con i chatbot di IA generativa. ChatGPT, Gemini, Cloud, Copilot, DeepSeek sono soltanto alcuni tra i più usati. Molti altri ne esistono e vengono usati per i compiti più vari. Finora in nessuno di essi si era pensato di inserire messaggi pubblicitari mentre conversano con gli umani, anche se era sembrato strano che il demone pubblicitario non si fosse infiltrato in questa nuova tecnologia che sta cambiando molte cose nel lavoro e nella vita delle persone.

Questo è quello che sta per accadere con ChatGPT e tra qualche mese anche con altri sistemi di IA generativa come Gemini e Claude. L’annuncio di OpenAI è del 16 gennaio scorso. L’azienda di Sam Altman e soci ha reso noto che sta per includere la pubblicità dentro il suo chatbot ChatGPT che ha poco meno di un miliardo di utenti che costituiscono un mercato molto appetibile.

Si inizierà con gli utenti statunitensi e successivamente la pubblicità verrà estesa alle altre nazioni. Gli annunci pubblicitari si baseranno sugli argomenti delle nostre conversazioni con il chatbot. Ad esempio, mentre chiediamo dettagli su un dolore alla spalla, il sistema ci mostrerà la pubblicità di una fascia elastica, mentre se chiediamo dettagli sullo sbarco in Normandia, ci proporrà un bed-and-breakfast a Le Havre.

Lo farà per il piano di uso gratuito e per il piano Go che prevede un abbonamento di 8 dollari al mese. Mentre ne saranno esentati gli utenti che pagano l’abbonamento Pro a 20 dollari al mese e gli abbonamenti Business ed Enterprise.

Sam Altman un anno fa si era detto contrario all’introduzione della pubblicità su ChatGPT, ma adesso sembra aver cambiato idea per garantirne la sostenibilità economica. Con questa scelta di OpenAI entriamo nell’epoca della pubblicità generativa, delle televendite artificiali. Si va oltre il targeting profilato che gli algoritmi di apprendimento automatico e di sentiment analysis fanno da tempo. Entriamo  nell’era del marketing artificiale e conversazionale. La pubblicità che dialogherà con noi provando a convincerci ad acquistare prodotti e servizi. Naturalmente, c’è da attendersi che molti utenti potranno confondere i contenuti sponsorizzati con i consigli neutrali, soprattutto in formato dialogo, dando luogo a confusione e manipolazioni.

I primi test partiranno nelle prossime settimane con gli utenti adulti degli Stati Uniti. Gli annunci appariranno in spazi separati da quello delle risposte e saranno etichettati come contenuti sponsorizzati.  Viene però da chiedersi quanti saranno gli utenti capaci di distinguere tra risposte e pubblicità. Anche perché le persone potranno fare domande sulla pubblicità che appare e ChatGPT risponderà fornendo risposte dettagliate sui vari annunci che verranno mostrati. Così facendo quindi la discussione prenderà strade pubblicitarie e l’AI generativa sarà più capace degli algoritmi di profilazione dei social nel convincerci a comprare.

OpenAI ha dichiarato che le conversazioni non saranno vendute agli inserzionisti e che sarà possibile disattivare la personalizzazione degli annunci. Ma OpenAI è certo che userà i dati delle nostre conversazioni per istillarci altra pubblicità personalizzata al meglio per ognuno di noi. L’azienda ha precisato che  gli annunci pubblicitari non verranno mostrati mentre dialoghiamo con ChatGPT su temi sensibili come malattie, salute mentale o politica. E questo aspetto rivela i rischi che si porta dietro la “pubblicità conversazionale” capace di entrare nei nostri fatti più personali e insinuarsi anche nelle nostre debolezze per tentare di venderci qualcosa.

Con 800 milioni di utenti, gli analisti stimano che l’azienda di Sam Altman potrebbe generare fino a 20 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari all’anno. Una cifra stratosferica che spiega perché tra qualche mese anche Google con Gemini accoglieranno volentieri la pubblicità nei loro chatbot e così il coinvolgimento emotivo a scopo consumistico raggiungerà livelli mai conosciuti finora.

I sistemi di IA generativa possono sfruttare enormi quantità di dati personali, comprese informazioni sulle nostre emotività, i nostri desideri e nostre le ansie, per agire sulla persuasione, raggiungendo livelli di intimità molto delicati. Così un sistema di IA che dialoga spesso con noi impara a conoscere il nostro modo di pensare, le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e può veicolarci contenuti di marketing sottilmente presentati da apparire come consigli di un conoscente fidato. Ciò potrebbe avere effetti convincenti straordinari.

Siamo soltanto all’inizio del passaggio dall’uso massiccio dei “motori di ricerca” all’uso continuo del “motori di risposta” e, mentre le persone cercano di capire come usare i chatbot, la pubblicità si appresta a diventare protagonista di questa nuova tendenza tecnologica. In questo passaggio, ovviamente molte questioni e criticità rimangono aperte.

OpenAI sta avviando la pubblicità che vuole dialogare con noi, ma non ha spiegato come garantirà la trasparenza, come verificherà i sistemi di targeting pubblicitario per evitare i pregiudizi e le manipolazioni. Non si intravede una chiara strategia di verifica e controllo degli inserzionisti, né vi sono indicazioni su come verranno affrontati i contenuti pubblicitari dannosi e la disinformazione.

Inizieranno dagli Stati Uniti dove non esistono regole federali per tutelare gli utenti di ChatGPT. Sarà interessante capire cosa accadrà quando la pubblicità conversazionale arriverà in Europa e nelle altre nazioni, dove dovrà essere rispettata la conformità con leggi di tutela dei cittadini e della loro privacy, come il GDPR dell’UE o il Digital Personal Data Protection Act indiano. Le sfide dei grandi Big del digitale continuano, dobbiamo augurarci che la società sia capace di affrontarle.

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