I data center nel mondo, l’aggiornamento 2025: gli Stati Uniti restano leader, l’Italia continua ad investire

| 15/01/2026
I data center nel mondo, l’aggiornamento 2025: gli Stati Uniti restano leader, l’Italia continua ad investire

Gli ultimi rilevamenti sui data center nel mondo confermano le leadership degli Stati Uniti, con l’Europa che insegue e la Cina che resta invece più staccata. Cosa sta avvenendo nel frattempo in Italia

Lo scorso anno avevamo parlato dell’incidenza dei data center nel pianeta, una infrastruttura fondamentale per questa età contemporanea all’insegna in particolare dell’intelligenza artificiale. Rispetto ai dati del 2024, quelli del 2025 non fanno altro che confermare la predominanza degli Stati Uniti nel campo dei centri dove i dati vengono archiviati, elaborati e gestiti.

Cosa sono e come si suddividono i data center

L’IA è la punta dell’iceberg: i data center sono la colonna portante su cui poggiano siti, social, cloud, raccogliendo quindi una quantità notevole e critica di dati. Questa infrastruttura di rete è ospitata in un luogo fisico, dove è stipato l’hardware utile per la fornitura e gestione dei servizi web.

Oggi questa infrastruttura si è evoluta adottando una architettura di tipo cloud, in modo da venire incontro alla gigantesca domanda di dati per varie applicazioni. Esistono poi diversi tipi di data center, come quelli on-premise che rappresentano la scelta principale di molte aziende, che gestiscono e monitorano privatamente e in prima persona le funzioni di questa infrastruttura. Allargando invece lo spettro, arriviamo ai data center hyperscale, con diversi data center in varie parti del mondo: è la tipologia dei grandi provider di servizi cloud, gestiti dai colossi tecnologici come Google, IBM, Microsoft o Amazon.

Se invece una realtà non può permettersi uno spazio dove ospitare i data center, né il personale e le competenze che sono necessarie per il funzionamento dello stesso, si opta per la colocation, dove l’azienda non si deve preoccupare degli oneri di gestione del data center, collocato in uno spazio fisico messo a disposizione e amministrata da un provider.

I data center nel 2025: Stati Uniti ancora leader mondiali, insegue l’Europa

Chiusa questa rapida panoramica su cosa sono e come si suddividono i data center, veniamo all’analisi che ancora una volta Statista fa sullo stato attuale di questa infrastruttura ineludibile per il mondo attuale (con dati aggiornati a novembre 2025).

Come abbiamo anticipato, gli Stati Uniti dei grandi colossi tecnologici e dell’IA (Nvidia su tutti) mantengono la leadership con ben 4.165 data center dislocati nel mondo, equivalente ad una quota del 38% sul totale mondiale. Il resto è sparso su quasi tutto il pianeta, con le altre realtà globali staccate di molto rispetto agli USA: al secondo posto il Regno Unito con 499 data center, più o meno gli stessi della Germania, al terzo posto.

L’Europa però, nel suo complesso, conta circa 3.500 centri dati. Più della Cina, quarta al mondo ma con “solo” 381 strutture. Non molto distante dalla Francia, per dire, a quota 321.

I data center in Italia e lo sviluppo degli stessi nel nostro Paese

L’Italia ne presenta 209: nel 2024 la potenza energetica dei data center nel nostro Paese, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, è salita del 17% rispetto all’anno precedente, toccando quindi nelle sale dati 513 MW. E proprio Milano guida la potenza dei centri dati italiani con 238 MW IT.

Il nostro Paese continua ad investire quindi su questa infrastruttura, come i 5 miliardi di euro spesi per costruirli nel 2023-2024, e 10,1 miliardi per il biennio successivo. Inoltre, secondo le intenzioni del Governo, come messo in luce dalla Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center pubblicata alla fine dello scorso anno sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’Italia ambisce a diventare “hub digitale europeo e mediterraneo”, mettendo a disposizione aree industriali dismesse presenti in maniera “diffusa” sul nostro territorio, oltre ad una “rete energetica stabile e capillare” e “una connettività digitale ad altissima velocità, garantita dalla diffusione delle reti in fibra ottica e ultra-broadband su tutto il territorio nazionale” e anche “numerosi cavi sottomarini che atterranno nel Paese”, senza dimenticare la sostenibilità nella gestione dei data center.

Intanto, secondo una indagine I-Com la potenza utilizzata nei data center nel 2024 per il 66% ha riguardato l’inferenza e il restante per l’addestramento dei modelli. Ma per venire incontro alla crescente importanza dell’utilizzo e gestione dei dati, il nostro Paese sta andando sempre più verso il modello hyperscale, con maggiore consumo energetico e una maggiore richiesta in termini di potenza installata. Oltre ad un consumo più intensivo di risorse naturali come l’acqua (va detto che i dati forniti dagli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici di Ispra al momento confortano, giacché la maggior parte di queste infrastrutture si trova in una zona non critica dal punto di vista delle crisi di siccità, ovvero al nord).

L’articolo qui pubblicato rientra in una collaborazione tra IF-Italia nel Futuro e Visual Capitalist, che ci consente di attingere alle sue banche dati.

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