Le Forze Armate in Europa: gli eserciti più grandi del Vecchio Continente, Ucraina e Russia comprese

| 06/01/2026
Le Forze Armate in Europa: gli eserciti più grandi del Vecchio Continente, Ucraina e Russia comprese

Mentre si discute di un aumento delle spese militari, analizziamo la grandezza dei vari eserciti dei Paesi europei, includendo anche realtà non Nato e fuori dal perimetro UE

In un momento storico in cui l’asticella della tensione tra Europa e Russia sta raggiungendo altezze vertiginose, nel dibattito politico e pubblico si è tornati a parlare di corsa agli armamenti. Dibattito che inevitabilmente si ammanta di ideologia e populismo, dimenticando il cruciale ruolo della deterrenza nell’assicurare pace e sicurezza ad un Paese. Detto in maniera spicciola, se ho una dotazione in termini di armi ed eserciti di notevole spessore ed efficacia, uno Stato ostile ci penserebbe due volte prima di voler effettuare nei miei confronti anche un solo atto provocatorio.

La trasformazione della guerra negli ultimi anni

Poi ovviamente va aggiunto un altro dato, ovvero che non esiste praticamente più la guerra nella concezione che si è portata avanti sino alla Seconda Guerra Mondiale, dei due eserciti contrapposti con schieramenti e fronti ben netti e una capacità militare che, per quanto di intensità diverse, è condivisa dai contendenti in guerra.

Non è più neanche il tempo della concezione romantica della guerra, come la carica di Balaclava declamata anche da Alfred Lord Tennyson o, andando ancora più a ritroso, l’eroico sacrificio di un guerriero indomabile come Giovanni Delle Bande Nere, fiero combattente sino all’ultimo respiro esalato nella sua breve esistenza e a suo tempo fermato comunque da un colpo poi mortale alla gamba sparato da una colubrina. Concetti di eroismo e sprezzatura spazzati via della brutalità della Prima Guerra Mondiale, per poi mutare ulteriormente dalla Guerra Fredda in poi.

Oggi la guerra è diventata asimmetrica e ibrida, dove non abbiamo più eserciti contrapposti in maniera speculare, ma azioni di disturbo che non passano dai campi di battaglia ma dalla rete e non solo, sfruttando manipolazioni dell’opinione pubblica, leve finanziare, sabotaggi di infrastrutture, interferenze nei processi politici e democratici degli Stati rivali e via dicendo.

Il cambio di rotta dell’Europa sulla difesa e sulle armi

L’aggressività della Russia ha toccato il suo apice con l’invasione dell’Ucraina, ma l’azione manu militari è solo la punta dell’iceberg di un conflitto a bassa intensità contro l’Occidente che si protrae da tempo. Occidente che ha ricevuto una brusca sveglia nel febbraio 2022, in particolare l’Europa, alle prese con una guerra nel suo continente dopo decenni di relativa pace. In seguito la medesima Europa ha avuto un’altra secchiata d’acqua gelida con il secondo avvento alla Casa Bianca di Trump nel 2024, con il presidente americano che ha sferzato gli (ex?) alleati europei in merito ai loro impegni militari, spingendo l’UE a rimettere mano ai propri armamenti con la consapevolezza che l’(ex?) alleato americano non fosse più disposto a coprire a Bruxelles, stretta a tenaglia tra USA e Russia, le spalle.

Fermo restando che la difesa comune europea al momento resta una chimera, con le difficoltà di creare una forza e un comando unificato, l’UE comunque sta provando a darsi una mossa per quanto riguarda la propria capacità militare.

Secondo i dati del Parlamento Europeo, la spesa per la difesa nei Paesi dell’Unione Europea è salita più del 30% dal 2021 al 2024. A livello quantitativo, parliamo di 326 miliardi di euro, pari all’1,9% del PIL dell’UE. Quindi il discusso piano ReArm Europe, proposto dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen e che ha un valore stimabile di 800 miliardi di euro, prestiti per l’acquisto di armamenti inclusi. Il piano consente inoltre una deroga al Patto di Stabilità, nel senso che i Paesi UE possono sfruttare sino all’1,5% del loro PIL annuo per spese di difesa, il tutto senza incappare in procedure per deficit.

La grandezza degli eserciti nel continente europeo: i dati

Ma qual è, in termini numerici, la situazione degli eserciti nel Vecchio Continente? Ci vengono in soccorso i dati raccolti da GlobalFirePower, citati da Visual Capitalist. Balza all’occhio anzitutto un aspetto: la Russia è seconda nella classifica stilata dall’istituto che dal 2005 offre analisi accurate sulla capacità militare dei Paesi del mondo. Con un indice pari a 0.0788 (il punto di riferimento della perfezione assoluta è 0.0000) quanto rimane dell’URSS occupa il secondo posto nella classifica 2025 della capacità in termini di difesa e forze armate, dietro agli Stati Uniti (con un indice di 0.0744).

Da notare che nella classifica globale del 2025 la Russia è seguita dalla Cina, che però presenta il medesimo indice frutto della formula proposta da GlobalFirePower, che tiene conto di vari fattori qualitativi e quantitativi come forze terrestri, aeree, navali, geografia, logistica, risorse umane e naturali e così via.

Attualmente Mosca può contare su 1,3 milioni di soldati in attività e un’industria praticamente di guerra, mentre il totale del personale delle forze armate supera i 3,5 milioni. Di contro, l’Ucraina può contare su un organico globale di 2,2 milioni di militari e una forza attiva di 900.000 soldati. Come fa notare Visual Capitalist, i due contendenti del conflitto nel cuore dell’Europa hanno a disposizione una forza militare che supera quella dell’intera Europa occidentale.

All’interno dei Paesi nel continente europeo aderenti alla NATO ad avere l’esercito più ampio è la Turchia con 355.200 soldati attivi. Ankara è seconda solo agli Stati Uniti se parliamo di forza militare nell’Alleanza Atlantica. Non stupiscono poi i numeri della Polonia, uno dei Paesi potenzialmente più minacciati dall’espansionismo russo e che può contare su 202.100 soldati attivi, superando il Regno Unito a quota 184.860. Interessante poi il dato della Finlandia, che condivide il confine con la Russia: globalmente ha a disposizione una forza militare di circa 948.000 unità, ma ha effettivi solo 24.000 soldati.

L’Italia infine su un totale per quanto riguarda l’organico militare di 289.000 unità presenta come quota di effettivi 165.500 soldati. Di recente un ordine del giorno di Fratelli d’Italia, che ha avuto il benestare del Ministro della Difesa Crosetto, ha richiesto un aumento di 30.000 militari a disposizione delle nostre Forze Armate, “in modo da garantire il rafforzamento delle capacità operative in tutti i domini (terrestre, marittimo, aero-spaziale e cibernetico) e per far fronte alla crescente complessità degli scenari di difesa contemporanei”.

L’articolo qui pubblicato rientra in una collaborazione tra IF-Italia nel Futuro e Visual Capitalist, che ci consente di attingere alle sue banche dati.
Barberio & Partners s.r.l.

Via Donatello 67/D - 00196 Roma
P.IVA 16376771008

Policy
Privacy Policy
Cookie Policy
Termini e Condizioni
iscriviti alla nostra newsletter
Questo sito è protetto da reCAPTCHA e la Informativa sulla Privacy di Google, nonché i Termini di Servizio sono applicabili.