Secondo UBS, l’integrazione tra intelligenza artificiale ed elettrico spingerà la Cina a guidare la rivoluzione della mobilità autonoma. Un mercato potenziale da 180 miliardi di dollari l’anno, tra incognite normative, impatti sociali e competizione geopolitica globale.
Le strade delle metropoli cinesi potrebbero presto popolarsi di taxi senza conducente. Entro il 2030, fino a 300.000 robotaxi potrebbero circolare tra Pechino, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou, trasformando radicalmente la mobilità urbana. Spinti dall’intelligenza artificiale, dalla leadership cinese nell’elettrico e dalla necessità di contenere i costi del lavoro, i veicoli autonomi promettono efficienza e produttività. Ma dietro l’entusiasmo emergono domande cruciali: chi controllerà questa rivoluzione? Quali regole la guideranno e quali equilibri globali rischia di ridefinire?
L’ascesa dei robotaxi nelle città cinesi
Il traguardo fissato dagli analisti di UBS – fino a 300.000 taxi autonomi operativi entro il 2030 nelle quattro metropoli principali – non è soltanto una previsione finanziaria. È il riflesso dell’ambizione strategica della Cina di imporsi come laboratorio globale della mobilità intelligente. Pechino, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou rappresentano non solo poli economici, ma vetrine politiche e tecnologiche dove lo Stato mostra la capacità di integrare innovazione e governance urbana. L’espansione dei robotaxi diventa così parte integrante di una strategia più ampia: trasformare la mobilità in un settore trainante per l’industria nazionale, ridisegnando i modelli di trasporto e rafforzando l’immagine della Cina come pioniere globale dell’AI applicata.
Un mercato potenzialmente gigantesco
Le stime parlano da sole: se l’intera flotta di taxi e veicoli ride-hailing in Cina fosse sostituita da auto autonome, il mercato potrebbe generare fino a 183 miliardi di dollari l’anno. È l’equivalente del PIL annuale di un Paese di medie dimensioni, a conferma che la mobilità autonoma non è un segmento marginale, ma un’industria a sé stante. HSBC, in una valutazione precedente, aveva stimato una quota iniziale del 6% del mercato con un valore annuo di circa 40 miliardi. A questi numeri si aggiungono le opportunità nella logistica e nelle consegne, capaci di generare 30 miliardi di dollari supplementari. L’insieme descrive un’economia emergente in grado di ridefinire l’intero ecosistema del trasporto urbano e di attrarre investimenti globali.
La leva economica: costo del lavoro e produttività
Uno dei fattori che spingono la Cina verso i robotaxi è la dinamica dei costi del lavoro. Nelle grandi città, salari e spese operative sono in crescita costante, riducendo la convenienza del trasporto tradizionale basato su conducenti umani. L’automazione, in questo senso, rappresenta una risposta non solo tecnologica, ma anche strutturale. Secondo UBS, il costo di produzione di un veicolo autonomo scenderà presto sotto i 300.000 yuan (circa 42.000 dollari), soglia che rende il modello economicamente sostenibile. Questo abbattimento dei costi rappresenta un elemento decisivo: rende i robotaxi non un lusso sperimentale, ma una soluzione di massa, capace di incidere sulla produttività complessiva delle economie urbane.
Le incognite normative e la fiducia dei cittadini
Nonostante le prospettive economiche, il percorso non sarà lineare. La regolamentazione e la fiducia dei consumatori restano i due veri nodi da sciogliere. Progetti pilota già avviati da Baidu (Apollo Go) e altre società hanno mostrato che la tecnologia è matura, ma la sicurezza percepita dal pubblico è ancora fragile. In Cina, dove lo Stato ha la capacità di accelerare la sperimentazione e imporre standard, la regolazione sarà determinante per consolidare il settore. Episodi isolati di malfunzionamento potrebbero rallentare l’adozione di massa. Da qui la necessità di un diritto dell’innovazione che definisca regole chiare su responsabilità, sicurezza e trattamento dei dati, senza soffocare lo slancio industriale.
La dimensione tecnologica: l’alleanza tra EV e AI
La crescita dei robotaxi si fonda su due pilastri in cui la Cina è già leader: i veicoli elettrici e l’intelligenza artificiale. La filiera EV ha raggiunto livelli di efficienza tali da abbattere i costi di produzione, mentre l’AI applicata alla guida autonoma ha già percorso milioni di chilometri in ambienti urbani reali. Player come Baidu, Pony.ai e AutoX stanno accumulando dati e competenze che rendono la Cina competitiva a livello globale. Questa integrazione tra EV e AI non è soltanto un traguardo tecnologico: è una scelta politica che consente a Pechino di legare due settori strategici e rafforzare il proprio ruolo nel definire gli standard futuri della mobilità.
Cina, vantaggio sistemico
Il progetto robotaxi ha ricadute geopolitiche evidenti. Gli Stati Uniti, pur avanzati dal punto di vista tecnologico, sono frenati da un contesto normativo più rigido e da resistenze sociali maggiori. L’Europa, invece, paga la frammentazione regolatoria e la lentezza decisionale. La Cina, con la capacità di mobilitare risorse e pianificare centralmente, punta a sfruttare questa finestra di opportunità per consolidare un vantaggio sistemico. Se Pechino riuscirà a esportare tecnologie, piattaforme e regolamenti nei mercati emergenti, i robotaxi diventeranno non solo un prodotto industriale, ma una leva di soft power, rafforzando l’influenza cinese sul futuro della mobilità globale.
Politica industriale e trasformazione urbana
La rivoluzione dei robotaxi va letta anche come un capitolo di politica industriale e di trasformazione urbana. Le città cinesi, caratterizzate da densità elevata e infrastrutture moderne, offrono il contesto ideale per l’adozione su larga scala. La mobilità autonoma potrebbe ridurre traffico e inquinamento, integrandosi con reti di trasporto pubblico già avanzate. Ma solleva interrogativi occupazionali: milioni di lavoratori impiegati oggi come conducenti rischiano di essere sostituiti dalle macchine. La risposta passerà da politiche di riqualificazione e redistribuzione del lavoro, in grado di mitigare l’impatto sociale e di mantenere il consenso necessario per una trasformazione di tale portata.
La Cina come laboratorio globale
Il target dei 300.000 robotaxi entro il 2030 è ambizioso, ma perfettamente coerente con la traiettoria tecnologica e industriale cinese. Restano aperte sfide cruciali: sicurezza, fiducia sociale, sostenibilità economica e gestione dell’impatto occupazionale. Tuttavia, il contesto suggerisce che la Cina è pronta a usare il proprio ecosistema tecnologico e politico per diventare il laboratorio globale della mobilità autonoma. Se riuscirà a coniugare innovazione, governance e politica industriale, i robotaxi non saranno soltanto una rivoluzione del trasporto urbano, ma un tassello decisivo nella ridefinizione dei rapporti di forza economici e geopolitici del XXI secolo.