Oro e argento ai massimi storici: la crisi del commercio globale e il debito USA alimentano la corsa agli asset rifugio

RedazioneRedazione
| 29/07/2025
Oro e argento ai massimi storici: la crisi del commercio globale e il debito USA alimentano la corsa agli asset rifugio

Le tensioni geopolitiche e le preoccupazioni fiscali spingono gli investitori verso metalli preziosi. In rialzo le stime 2025-2026 per oro e argento. Banche centrali protagoniste nel ribilanciamento dei portafogli di riserva.

Nel primo semestre del 2025 l’oro ha riconfermato la propria funzione di bene rifugio per eccellenza. In un contesto dominato da incertezze sul fronte del commercio globale e da crescenti pressioni sul debito pubblico statunitense, l’oro è diventato più di un semplice “hedge”: rappresenta un indicatore anticipatore di instabilità finanziaria e politica.

Il prezzo spot ha raggiunto il record di 3.500 dollari per oncia lo scorso aprile, mentre la mediana delle previsioni raccolte da Reuters in un panel di 40 analisti è stata rivista al rialzo a 3.220 dollari per il 2025 (contro i 3.065 stimati tre mesi fa) e a 3.400 dollari per il 2026. Secondo David Russell di GoldCore, il target di 4.000 dollari entro fine 2026 appare realistico qualora dovessero aggravarsi i timori legati alla sostenibilità del debito statunitense.

Effetto debito USA: le implicazioni del “One Big Beautiful Bill”

Le preoccupazioni fiscali si sono acuite con l’approvazione da parte dell’amministrazione Trump del controverso pacchetto legislativo denominato “One Big Beautiful Bill”, che secondo stime indipendenti aumenterà il debito federale di 3.300 miliardi di dollari. In assenza di un piano di consolidamento fiscale credibile, questa manovra ha contribuito a una erosione della fiducia nei confronti del dollaro e dei titoli sovrani statunitensi, accrescendo l’attrattività dell’oro come asset alternativo.

Il quadro macroeconomico attuale è caratterizzato da pressioni inflazionistiche, rialzi selettivi dei tassi e crescente volatilità valutaria, elementi che spingono investitori istituzionali e banche centrali a rivalutare i propri portafogli in ottica di lungo periodo.

L’oro come asset strategico nei bilanci delle banche centrali

Un elemento strutturale che sostiene il rally dell’oro è la strategia di diversificazione valutaria messa in atto da diverse banche centrali. Secondo un sondaggio interno della Banca Centrale Europea, quasi il 40% degli istituti monetari globali ha indicato la crescente rilevanza dei rischi geopolitici come motivazione per aumentare l’esposizione in oro.

La Banca Popolare Cinese ha incrementato le proprie riserve auree per otto mesi consecutivi, una chiara indicazione del desiderio di ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense come valuta di riserva, soprattutto in un mondo sempre più multipolare, dove le sanzioni finanziarie diventano uno strumento politico ricorrente.

Consolidamento nel breve termine, ma trend di lungo periodo positivo

Nonostante il forte rialzo dei mesi scorsi, il prezzo dell’oro ha subito una fase di consolidamento tecnico, restando al di sotto dei massimi storici di aprile. Carsten Menke, analista di Julius Baer, osserva come il mercato sembri momentaneamente privo di un catalizzatore immediato per una nuova accelerazione. Tuttavia, il sentiment rimane improntato alla cautela, con una forte asimmetria al rialzo in caso di nuovi shock globali.

Il ruolo delle banche centrali e dei fondi sovrani rimane cruciale nel sostenere il prezzo, sia come acquirenti di ultima istanza, sia come attori sistemici nel ribilanciamento delle riserve strategiche.

Argento in accelerazione: prospettive di diversificazione nei metalli preziosi

Parallelamente all’oro, l’argento ha registrato una performance ancora più marcata, con un +32% dall’inizio dell’anno, tornando vicino alla soglia psicologica dei 40 dollari per la prima volta dal 2011. Il prezzo medio previsto per il 2025 è stato rivisto al rialzo a 34,52 dollari (dai precedenti 33,10), mentre la stima per il 2026 sale a 38 dollari l’oncia.

L’argento beneficia della duplice natura industriale e rifugio, trovando applicazioni in settori tecnologici strategici come batterie, fotovoltaico, semiconduttori e microelettronica. La domanda crescente da parte di investitori retail e istituzionali ha portato a consistenti afflussi in fondi ETF, rafforzando il trend.

Tuttavia, alcuni analisti, tra cui Suki Cooper di Standard Chartered, mettono in guardia sul rischio di correzioni nel breve periodo, qualora rallentassero gli acquisti speculativi o venissero meno le condizioni di stress sul mercato spot.

Implicazioni geopolitiche e di politica industriale

L’attuale rinnovato interesse per oro e argento va interpretato anche alla luce delle dinamiche geopolitiche emergenti: le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la frammentazione dell’ordine economico multilaterale, e la crescente instabilità politica in alcune aree chiave stanno spingendo le economie emergenti e avanzate a ripensare le strategie di riserva e di approvvigionamento.

Il ritorno dei metalli preziosi nei piani di resilienza strategica si inserisce in una logica più ampia di de-dollarizzazione, riduzione della dipendenza dai circuiti finanziari occidentali e costruzione di asset alternativi negoziabili a livello globale.

Oro e argento nella nuova architettura dei mercati globali

In un’epoca segnata da volatilità strutturale, multipolarismo geopolitico e crisi del debito pubblico, i metalli preziosi tornano protagonisti nei portafogli di investimento e nei bilanci delle banche centrali.

L’oro, più che un rifugio, si configura oggi come una valuta strategica extra-sovrana, mentre l’argento offre un’opportunità concreta di diversificazione industriale e finanziaria. La traiettoria di questi asset nei prossimi anni sarà influenzata tanto da fattori macroeconomici quanto da scelte di governance monetaria e industriale.

La sfida per i decisori pubblici e privati sarà coniugare sicurezza economica, autonomia strategica e sostenibilità finanziaria, in un contesto in cui il valore del metallo potrebbe tornare a riflettere — ancora una volta — il valore della fiducia nel sistema globale.

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