Al mondo ci sono quasi 12.000 data center. Vediamo cosa sono i centri di elaborazione dati, dove sono e perché sono così importanti e come mai anch’essi sono terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina.
I data center, per dirla con la nostra lingua centri di elaborazione dati, sono luoghi fisici che ospitano le infrastrutture IT utili ad archiviare dati e creare, eseguire e fornire servizi ed applicazioni.
Le funzioni e le tipologie di data center
Sono una risorsa essenziale per far funzionare tutto ciò che funziona via rete, da servizi web per privati, aziende ed istituzioni ai social network. Nati negli anni Quaranta con il primo esemplare di centro elaborazione dati della storia, l’ENIAC (Electrical Numerical Integrator and Computer) a disposizione della ricerca scientifica e per scopi militari, i data center si sono evoluti rispetto agli ingombranti mainframe delle origini. Subendo poi un ulteriore cambiamento con l’avvento del cloud computing negli anni Duemila.
Attualmente esistono vari tipi di centri di elaborazione dati, come i data center aziendali (on-premise, ovvero centri privati gestiti autonomamente dalle stesse aziende). Oppure quelli sul cloud pubblico e hyperscale, con dati e risorse utilizzati in maniera condivisa da un numero variabile di utenti che si collegano ad internet. Sono i data center più grandi e strutturati, che si estendono su ampie superfici e sono utilizzati dai colossi tecnologici come Google (Cloud Platform), Amazon (AWS, Amazon Web Services), Microsoft e IBM.
Esistono poi realtà più ridotte, come i data center gestiti e le strutture di colocation, sfruttando magari le risorse in condivisione sul cloud pubblico. E poi i data center as a service, un superamento della infrastruttura fisica per puntare invece su risorse hardware basate sul cloud.
Quasi 12.000 data center nel mondo. La maggior parte negli USA
In una indagine pubblicata su Visual Capitalist, che riporta a sua volta uno studio di Statista aggiornato a marzo 2024, scopriamo che al mondo esistono 11.800 data center. La maggior parte nell’attuale capitale delle Big Tech, ovvero gli Stati Uniti (il 46,6% sul totale globale), mentre la Cina, un po’ a sorpresa, scivola dietro i rivali americani ma anche dietro Germania (4,4%) e Regno Unito (con la stessa quota dei tedeschi). Ma bisogna anche considerare i centri presenti ad Hong Kong, che potrebbero lievitare il dato di Pechino.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la domanda di elettricità per alimentare i dispositivi che caratterizzano la nostra vita richiedono sempre più energia e sempre più centri di elaborazione dati, oltre che maggiori potenze di calcolo. Come riporta Visual Capitalist, una query media di ChatGPT consuma una quantità di elettricità 10 volte maggiore nella sua elaborazione rispetto ad una normale ricerca su Google.

Lo scontro geopolitico sui data center tra USA e Cina
E i data center sono diventati anche terreno di scontro geopolitico, ovviamente tra Stati Uniti e Cina. Terreno che si sta sviluppando sui centri di elaborazione dati e servizi cloud nella regione asiatica. Pechino sta cercando di estendere la sua influenza sui cluster cloud presenti in Paesi del sud-est asiatico tramite le proprie aziende. In altre realtà come Giappone e Australia invece si fa quadrato contro la Cina impedendo l’utilizzo di infrastrutture 5G da parte di colossi come ZTE e Huawei, come riporta Agenda Digitale. Di contro, gli USA stanno rilanciando la propria sfida nel sud-est asiatico con multinazionali come Microsoft, pronta ad investire nel prossimo quadriennio più di 2 miliardi di dollari per lo sviluppo dei servizi cloud e di intelligenza artificiale in Malesia. Nello stesso Paese dove anche Google sta tirando fuori miliardi per i propri data center.